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“Qualche anno prima, il nonno era scomparso.
Aveva lasciato solo un biglietto: ‘Inorridito dall’idea di diventare ancora più vecchio, parto per una lunghissima vacanza.’ Nessuno aveva scoperto dove fosse andato. Il babbo pensava che fosse da qualche parte in Sudamerica. Marcus, avventuroso, propendeva per il Polo Sud. Anna, romantica, per Parigi.”
(pag. 11)

Da dove vengono le storie?
Ve lo siete mai domandato?
Io, sinceramente, no ed è per questo che, quando ho letto la trama di questo romanzo, ne sono rimasta affascinata.
Ci potrebbero essere diverse risposte ad una domanda del genere di cui, le più ovvie, non sono sicuramente adatte per creare un’avventura coinvolgente.
In questa storia, invece, le avventure non mancano, a partire dall’elemento scatenante, dal motivo per cui tutto ha inizio: il rischio di perdere la villa Rosmarina, gravata dai debiti che il padre dei due fratelli, Marcus e Anna, non riesce ad onorare.
Così i due protagonisti decidono di intraprendere un’avventura oltre i confini del possibile alla ricerca della storia più bella del mondo per poterla, al loro ritorno, trascrivere, pubblicare, vendere e, quindi, sanare i debiti del padre, senza perdere la loro casa e trasferirsi in un angusto appartamento di città.
Una simile scelta li porterà sul Mare delle Parole Perdute, l’enorme distesa delle parole scartate dagli scrittori durante il processo creativo, che attraverseranno sulla nave Merluzzo Salato; passeranno attraverso la Cordigliera di Noja, dove, se non si sta attenti, si rischia di addormentarsi in un vivido incubo e trasformarsi in un masso; incontreranno il Veggente Trisdomani che mostrerà loro il lato giusto delle storie ed indicherà loro la via da seguire; conosceranno il Cavaliere Leonzio; la Repubblica Perfetta; la storia della cuoca Genoveffa e dei Re Felice, Re Sospettoso e Re Orco; raggiungeranno il mare degli Asfodeli che ospita tutte le storie non finite e, quindi, giungeranno dall’Atro Principe che conosce il finale di tutte le storie.
L’autore ha deciso di rispondere alla domanda inziale nella maniera più divertente e coinvolgente possibile, immaginando e creando un mondo, Melasia, in cui le storie prendono vita.
Eppure, leggendo il romanzo, sembra naturale concludere che, se non ci fossero gli inventori di storie, anche Melasia non potrebbe sopravvivere in quanto specchio delle fantasie dell’umanità.
“Melasia” è anche una storia che parla di scrittori, delle difficoltà che si possono incontrare durante la creazione di un romanzo, per non parlare delle complicazioni che nascono in fase di ricerca di un editore e di vendita.
Per queste ragioni “Melasia” può avere diverse chiavi di lettura, a seconda se il lettore sia un adulto o un ragazzo.
Devo ammettere che, se avessi avuto qualche anno in meno, avrei gradito molto di più il romanzo, soprattutto per il suo stile leggero e semplice – particolarmente adatto ad un lettore piuttosto giovane – tuttavia, ho apprezzato tantissimo la fantasia dell’autore nell’inventare luoghi e personaggi variopinti e nel creare storie all’interno di altre storie.
Consiglio sicuramente “Melasia”, soprattutto a chi vuole fare un bel regalo ad un giovane lettore.

Titolo: Melasia
Autore: Cristiano Demicheli
Editore: Rizzoli, 2011
Codice ISBN: 9788817048002