Tag

, , , , ,

COPERTINA_(prova)Ebbene sì, ci ho messo un secolo a leggere questo romanzo e a produrre questa recensione. Ma alla fine ce l’ho fatta. La Spada Nera è un libro autoprodotto piuttosto voluminoso, adatto a un lettore giovane, a chi si avvicina al fantasy ma ancora non ne conosce molti.

Avendo letto la versione digitale, non posso dare un parere sull’edizione cartacea, a parte il fatto che la copertina ha una bella illustrazione che strizza l’occhio al più classico dei fantasy degli anni ottanta.

Ed effettivamente l’ambientazione non si discosta molto dal più classico fantasy medievalista “alla Dungeons and Dragons”, anche se è arricchita da alcune contaminazioni più moderne che richiamano soprattutto il mondo dei manga: ad esempio, i guerrieri percepiscono le aure di minaccia un po’ come i ninja dei fumetti giapponesi, e la magia si utilizza attingendo all’energia interiore (il Kra, che tanto ricorda il Ki dei monaci orientali). Anche l’accademia di addestramento per i giovani avventurieri , che comunque è un apprezzabile tentativo di dare originalità all’ambientazione (il ‘mestiere’ dell’avventuriero si tramanda in famiglia e si apprende sempre in quell’Accademia) può purtroppo esser paragonata ad altri più illustri esempi letterari. Elfi e nani sono molto legati allo stereotipo del gioco di ruolo: nani burberi guerrieri poco avvezzi alla magia, elfi sinuosi bellissimi e altezzosi, superbi maghi e guerrieri. Ovvio che non sia obbligatorio cercare l’originalità a tutti i costi: ma utilizzare un cliché del genere in modo innovativo, in un mercato ormai saturo, avrebbe dato al romanzo una marcia in più.

L’autore ha una buona proprietà di linguaggio e il libro complessivamente risulta ben scritto: considerato che è un’autopubblicazione ed è piuttosto lungo, i problemi di consecutio o di frasi poco comprensibili sono limitati. Solo verso il finale i continui cambi di punti di vista rendono la narrazione meno fluida e più confusionaria e gli errori di consecutio aumentano clamorosamente.

Un buon editing avrebbe comunque aiutato molto, soprattutto per quel che riguarda le scelte di narrazione. Anzi, sono sicura che con l’aiuto di un editor l’autore avrebbe potuto limare le molte ingenuità a livello di trama e personaggi e offrire un ottimo prodotto.

La trama infatti non è particolarmente avvincente od originale: un giovane orfano (naturalmente la morte dei genitori è incerta e misteriosa) con una strana cicatrice (che brucia di dolore quando sogna il cattivo…) cresciuto dagli zii e poi preso dal nonno, burbero ex avventuriero che vive ai margini di un paesello, per addestrarsi in vista dell’ingresso all’Accademia, si ritrova a fare i conti con le sue origini e con un misterioso potere sigillato dentro di lui e con il quale può comunicare (un po’ come accadde a un giovane e famoso ninja). La trama si sviluppa piuttosto lentamente, la narrazione è spesso interrotta da scene lunghe e non sempre utilissime, come i siparietti tra gli anziani avventurieri, che sono molto ripetitivi, o le descrizioni degli addestramenti: quelle non finalizzate a far comprendere al lettore la filosofia del guerriero e il funzionamento della magia risultano noiose. Anche gli escamotage che l’autore utilizza per giungere a determinati scopi sono piuttosto ingenui: i due giovani avventurieri si innamorano praticamente a prima vista, cadendo uno sull’altra nel più pieno stile shojo manga, il gruppo si forma attraverso l’uso dei cliché più vari.

Alcune scene viste dal punto di vista del cattivo risultano grottesche (le figure ammantate e le ombre parlanti, più che suscitare curiosità causano irritazione nel lettore) e sterili. Inoltre, anche alcuni dialoghi risultano inconcludenti e le motivazioni dietro certe scelte di trama rimangono deboli. Spesso il protagonista si sente rispondere “non so perché, ma sento che è così” e lui archivia le informazioni senza fiatare e agisce di conseguenza. Anche il tipico “Come faccio?” “Devi volerlo” viene ripetuto spesso. In questo modo il lettore non trova quasi mai una vera motivazione dietro ad un’azione. La narrazione poi si velocizza sul finale, diventando quasi caotica nella sua conclusione.

I personaggi risultano stereotipati, soprattutto per quel che riguarda i giovani protagonisti: il prescelto con la cicatrice e un grande potere sigillato in lui, che deve scoprire il suo passato (e riceve una spada nera parlante, che mi ha fatta strabuzzare gli occhi per qualche riga prima di archiviare la cosa come una strizzatina d’occhio innocente a un classico intramontabile), la ragazza coraggiosa e combattiva di cui il prescelto si innamora, il giovane elfo altezzoso e via dicendo. Pian piano qualche lato un po’ meno scontato del loro carattere viene fuori, ma in più di trecento pagine l’autore forse avrebbe potuto fare di più in questo senso. Molto interessanti sono le figure degli anziani avventurieri ormai in pensione (pare che molti di loro facciano i tavernieri): le parti in cui compaiono loro sono certamente le più godibili nonostante gli abusati siparietti. Anzi, se fossero stati loro i protagonisti, probabilmente il romanzo ne avrebbe giovato in originalità.

Le figure ammantate, ombre parlanti, demoni e antagonisti vari, invece, risultano quasi delle macchiette. Peccato, perché avrebbero potuto esser molto interessanti.

In ogni caso, il risultato finale non è disprezzabile: agli occhi di un lettore giovane e ancora abbastanza nuovo nel genere può essere una lettura semplice e piacevole.

Titolo: La Leggenda del Drago d’Argento – La Spada Nera
Autore: Paolo Massimo Neri
Editore: Autopubblicato