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La profezia dimenticataLe Quattro Terre, territori legati ciascuno a un diverso elemento naturale (acqua, aria, terra e fuoco), sono cadute da molto tempo in disgrazia. L’antica dottrina che professava l’equilibrio dell’uomo con la natura è ritenuta dalla maggior parte della popolazione una semplice superstizione, mentre i governi in auge non riescono a contrastare l’azione criminale dell’Impalpabile, un’organizzazione crudele che dà la caccia ai pochi bambini ancora dotati di poteri magici legati agli elementi per plagiarli e usarli nella conquista delle Terre. Per contrastare l’Impalpabile è stata creata l’Alleanza del Mondo Parallelo (A.M.P.), che si batte per riportare in auge le dottrine dei saggi degli elementi e ritrovare l’equilibrio malgrado sia percepita dai civili come l’ennesima organizzazione criminale.
È in questo contesto che si svolge “L’Ombra del Mondo: la Profezia dimenticata”, romanzo d’esordio di Vittoria Sacco e primo volume di una trilogia ancora in fase di pubblicazione. L’idea di fondo, di associazioni clandestine che si battono per recuperare la stessa saggezza perduta con scopi però molto diversi, è un tema che può rivelarsi molto interessante, se ben approfondito. Leggendo, tuttavia, anche senza saperlo si potrebbe facilmente intuire che si tratta di un’opera prima, a causa di molte ingenuità che si riscontrano spesso nei romanzi di scrittori esordienti. Sono evidenti numerosi riferimenti ad altre opere – mi sono saltati all’occhio soprattutto i rimandi a “Avatar: la leggenda di Aang”, sia per la divisione dei territori che per diverse caratteristiche di un contesto apparentemente feudale/medievale con elementi più moderni, come le macchine da guerra, che ricordano quelle della Nazione del Fuoco – ma a prescindere dalla poca originalità la scelta di andare oltre alla classica lotta tra gli elementi poteva essere vincente e dare il la a un buon romanzo. Tuttavia, l’autrice sceglie di utilizzare lunghe digressioni sulla storia del mondo che ha creato e dei suoi personaggi, principali e non, in modo disorganizzato (spesso anche in mezzo alle scene d’azione, spezzando il ritmo degli avvenimenti), in diversi casi ripetitive, in altri contraddittorie. Avviene ad esempio per una dei due personaggi principali, Dunvel: l’autrice narra dettagliatamente il suo percorso nell’arco temporale che passa tra le sue apparizioni in scena, circa cinque anni, e un paio di capitoli dopo fa raccontare tutto da capo da un personaggio minore all’altro protagonista, Erwan, in maniera anche poco credibile (Erwan infatti è stato appena fatto prigioniero da Dunvel, perciò risulta poco credibile che un soldato si metta a raccontare nei dettagli la storia del suo comandante a un ostaggio di cui ancora non si conosce l’effettiva pericolosità). Anche le descrizioni degli personaggi sono lunghe, esageratamente minuziose e dettagliate, specie per quanto riguarda i molti cambi d’abito, che appesantiscono la lettura senza aggiungere informazioni davvero utili per la narrazione.
La pecca più fastidiosa però a mio parere sono i dialoghi: molto spesso sembra che i personaggi salgano su un palco a tenere comizi (secondo me una singola battuta di dialogo che occupa più due due pagine è veramente inaccettabile) o a recitare un monologo per loro stessi, più che parlare con una persona che hanno davanti; spesso viene utilizzato un lessico e delle espressioni non appropriati per il background dei personaggi in questione o il contesto in cui si muovono, rendendo il tutto molto artificioso. In generale rimane troppo presente l’autrice stessa e la sua volontà di mettere a disposizione dei lettori tutte le informazioni possibili che le sono venute in mente nella creazione del suo universo e dei personaggi, mentre un buon romanzo dovrebbe far dimenticare almeno temporaneamente a chi legge che dietro la vicenda narrata c’è uno scrittore.
Più che l’inesperienza dell’autrice, però, si avverte e si soffre la mancanza di un buon editing, perché il romanzo sembra ancora a uno stadio molto iniziale, oltre a presentare diversi refusi e agli errori di consecutio. L’autrice ha un buon vocabolario e una discreta proprietà di linguaggio, infatti, ma avrebbe tratto un vantaggio dall’aiuto di un editor che la aiutasse a rivedere gli errori più grossolani e a elevarsi a uno stile appropriato a un romanzo, mentre al momento le lunghe descrizioni e i modi un po’ isterici dei personaggi e le loro caratterizzazioni fanno sembrare quest’opera una lunga fanfiction. È un peccato, perché per quanto poco originale “La Profezia dimenticata” rimane un romanzo dal potenziale interessante, ma non riesce a risultare incisivo o scorrevole e a coinvolgere davvero il lettore nelle storie dei suoi protagonisti. Anche la scelta grafica di copertina mi sembra poco adatta al suo contenuto: il ritratto di Dunvel, con l’amuleto (che però non corrisponde alla descrizione nel romanzo), ricorda quasi un’icona religiosa, e non rimanda a nessuna caratteristica particolare di questo primo episodio, in cui i poteri della protagonista ancora non si esprimono pienamente, mentre ho visto la copertina del secondo volume e mi sembra già più adatta.

Titolo: L’Ombra del Mondo: la Profezia dimenticata
Autrice: Vittoria Sacco
Editore: De Ferrari, 2012
Codice ISBN: 8864053816

 

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