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Argetlam

“«E sia, dunque. Bres sarà re fino a quando mio figlio non raggiungerà l’età adulta e reclamerà la Cliam Solais come capo della nostra gente. Questo è il volere di Nuada Argetlam, re supremo dei Tuatha De Danann.»”
(pag. 11)

Ovviamente le cose non sono andate come il valoroso sovrano Nuada aveva prospettato nella breve frase riportata qui sopra.
I nemici di sempre, i Fomori, trovano il modo non solo di sconvolgere i suoi piani, ma di uccidere quasi tutti i membri della sua genia, i Tuatha De Danann, antico popolo alieno giunto sulla Terra lungo uno dei Sentieri Celesti e stabilitosi in Irlanda.
A Nuada stesso, poi, viene riservato un destino ancora più crudele: costretto sotto forma di statua ad una lunga criostasi in cui – sebbene immobile e impotente – può sentire ogni singolo lamento del suo popolo caduto in disgrazia.
Privato del suo braccio, non è più degno – secondo le regole dei Tuatha De Danann – di governare, perché un buon sovrano deve essere fisicamente integro. Per questo il medico della sua stirpe gli forgia un braccio d’argento (da qui l’appellativo di Argetlam), ma questo non è sufficiente per fargli riguadagnare i suoi diritti e soprattutto gli impedisce di impugnare per sempre la Spada di Luce – Cliam Solais – potente artefatto che i Tuatha De Danann avevano portato con sé dal loro pianeta di origine, insieme ad altri tre “Gioielli”.
In questo quadro piuttosto tragico, in cui si consuma il genocidio di un’intera razza aliena, ad opera di altri alieni feroci e barbari, si inseriscono le storie di Ginevra, antica ed ignara discendente delle Fairy e tutta la schiera dei suoi fedeli amici.
Non ho intenzione di svelare altro sul ruolo di prim’ordine che Ginevra è destinata ad avere nella trama, tuttavia devo fare un paio di note molto positive all’autrice per avere studiato bene ogni dettaglio della razza Fairy e averla messa abilmente in correlazione con i Tuatha De Danann.
Il dettaglio delle “spose-ombra”, la perpetuazione e, in generale, il complicato collegamento che sussiste tra l’Ospite e il Simbionte, sono curati molto bene, a volte persino con eccesso di zelo.
Il romanzo, il primo dei quattro di una saga, è scritto molto bene, scorrevole e la trama fa venire voglia di proseguire nella lettura senza sosta.
Un altro dettaglio che ho apprezzato è la città in cui gli eventi sono ambientati: Parma. Finalmente una città italiana e nemmeno la più grande e celebre. Questa scelta va indubbiamente a vantaggio dell’intera trama, arricchita spesso da riferimenti storico-geografici mai scontati.
Devo ammettere, però, che a volte l’autrice si sofferma troppo sulla spiegazione dettagliata dei sentimenti dei suoi personaggi, quasi li volesse giustificare agli occhi del lettore.
Ritengo che questo non sia sempre necessario, anzi, un po’ di reticenza a volte lascia spazio al lettore per riflettere per conto suo sulle scelte dei protagonisti.
E’ raro trovare oggi romanzi urban fantasy di scrittori italiani emergenti scritti bene e interessanti, per questo sono felice di poter dire che “Argetlam” rappresenta un’ottima prova per Alessia Mainardi e spero di avere presto occasione di leggere il seguito.

Titolo: Argetlam, la Spada di Luce
Autore: Alessia Mainardi
Editore: Nine Art Edizioni
Anno: 2014

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