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Posso dire, con piacere, che ‘La radice del rubino’ è uno dei migliori fantasy italiani (e non) che mi siano capitati tra le mani negli ultimi anni. Il piacere è aumentato dal fatto che questo romanzo non faccia parte della moda del filone urban, ma sia un fantasy classico che vanta uno stile di scrittura impeccabile, un’ambientazione particolarissima, personaggi originali e ben costruiti e una trama avvincente.
Gloria Scaioli si ispira all’epica classica e al vasto folklore nostrano (un piacevole cambiamento nel mare di opere che si rifanno alla mitologia nordica) riuscendo a rendere omogeneo e credibile un panorama culturale molto variegato e facendo quel salto di qualità che a pochi autori riesce e che nel panorama del fantasy moderno fa riconoscere un’opera come valida in mezzo alla massa: dare all’ambientazione una sua piena originalità pur appoggiandosi alle mitologie conosciute, facendo sorridere il lettore per i piccoli colpi di genio seminati tra le pagine. Le città stato, il funzionamento della magia, le tante particolari creature, la politica, tutto è studiato nei dettagli ed esposto al lettore nel modo più intelligente: attraverso brevi frasi inserite nel testo e nell’azione, evitando ‘spiegoni’ inutili e deleteri che spesso rovinano opere che potrebbero essere più meritevoli.
Lo stile, in generale, è ottimo: forbito ma non verboso, scorrevole (tranne nel prologo, che risulta un po’ contorto e purtroppo è la parte meno riuscita del libro) e si inserisce piacevolmente in quello dei grandi classici del genere. Azione e descrizione compartecipano senza soverchiarsi nell’armonia dell’opera. Ho apprezzato molto i piccoli tocchi d’ironia che alleggeriscono una scrittura che ai più giovani potrebbe sembrare un po’ pesante, riuscendo a rendere l’opera fruibile anche a lettori che si accostano al fantasy senza conoscerlo.
La trama è interessante, si basa sui topoi più classici del fantasy e dell’epica in generale: la profezia, il gruppo di eroi, il viaggio e la guerra, rielaborandoli in modo inaspettato. Ci sono forse capitoli meno avvincenti di altri (le avventure della mercenaria Tamari, ad esempio, passano un po’ in secondo piano rispetto al resto) ma in generale l’ordito è tessuto alla perfezione e il lettore prosegue la lettura sempre più interessato alla piega che prenderanno gli eventi successivi. Purtroppo, il viaggio dei protagonisti si interrompe a metà strada, appena dopo la costituzione del ‘gruppo definitivo’, anche se l’azione si conclude abbastanza da non lasciare l’amaro in bocca. Ma in una trilogia, la cosa è considerata accettabile.
I personaggi, protagonisti, comprimari e antagonisti sono ben caratterizzati, credibili, originali e complessi. Ognuno agisce secondo motivazioni ben precise e coerenti e nessuno di loro cade sotto l’etichetta ormai noiosa e forse sorpassata di ‘eroe senza macchia e senza paura’. Non voglio dare anticipazioni, sicuramente la caratterizzazione dei personaggi è uno dei punti di forza dell’opera.
Le solite due parole sulla confezione: l’edizione paperback è solida, la copertina ha un’illustrazione molto bella e rappresentativa della particolarità dell’opera e l’editing mi sembra esser stato piuttosto accurato.
Consiglio la lettura de ‘La radice del rubino’ a tutti gli amanti del fantasy, dell’epica, delle leggende e delle storie ben scritte in generale. Forse avrebbe meritato la pubblicazione da parte di un ‘grande editore’, ma il prodotto finale è curato e godibile in ogni caso, decisamente più di alcuni prodotti della grande editoria.
Titolo: La Radice del Rubino

Autore: Gloria Scaioli
Editore: Plesio, 2012.
ISBN:9788890646256.
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