Nürnberg Fallout 14/88 – Giuseppe Pasquali

downloadLa Storia è un fiume il cui corso non è possibile imbrigliare in alcun modo. Nessuno l’avrebbe mai predetto. Nessuno, nella Repubblica di Weimar, credeva a quelle parole, livide di rabbia e odio. Sarebbe stata neces­saria un’immane catastrofe perché un partito come quello nazista conqui­stasse il sostegno delle masse. E il disastro arrivò nel 1929 con l’improvviso collasso dell’economia, sulla scia del crollo della borsa di New York. Wall Street fu solo l’avvisaglia della tempesta. Dodici anni dopo, nel 1941, i primi ordigni atomici tedeschi cominciarono a cadere su tutta l’Eu­ropa. Due terzi della popolazione del continente perì nella prima settimana del conflitto. Tra le rovine di nazioni incenerite dal fallout atomico, una sola bandiera sventolava nei deserti radioattivi in segno di vittoria. La croce uncinata nazista. Il Nuovo Ordine voluto dal Terzo Reich aveva inizio. Fu allora che apparvero i Giganti. Sconosciuti. Feroci. Implacabili. Venuti dal nulla con un unico scopo: divorare gli esseri umani. Due secoli dopo, l’umanità si ritrova asserragliata dietro all’ultimo baluardo rimasto in Europa: l’immenso Muro di Berlino che taglia in due il continente. Siamo nell’anno 237 del Reich Mille­nario. La guerra volge al termine. 
 
Nürnberg Fallout 14/88 è un romanzo molto interessante, che unisce in modo efficace il distopico e il fantastico.
La vicenda è incentrata su Gertude Schmitt, alto ufficale delle Vergini Nere, un corpo monastico-militare composto da sole donne, in un’Europa squarciata dal fallout atomico. La sua fede nel Reich Millenario e nel Führer divinizzato sono incrollabili, almeno fino alla morte della sorella gemella, Irmengard, evento che porterà la donna a una lenta e inesorabile caduta sociale, fisica e psicologica. Gertrude in un certo senso è il romanzo: i personaggi non sono molti, e sono tutti trasfigurati dalle sue opinioni e dalle sue percezioni. E’ un personaggio coerente, perfettamente delineato in ogni mostruoso e disturbante dettaglio. Attraverso di lei scopriamo gli altri, che restano però sempre in ombra rispetto a lei e sono rilevanti solo in sua funzione.
Non voglio anticipare nulla sulla trama, perchè, pur non essendo particolarmente complicata se vista in prospettiva lineare, è narrata in modo particolare, con salti tra passato e presente costruiti in modo magistrale e potrei veramente guastare la lettura, rovinando il gioco di dettagli e rimandi che Pasquali è riuscito a creare utilizzando uno stile di scrittura molto cinematografico, poco discorsivo, con frasi e paragrafi brevi, che evocano nella mente del lettore una sequenza di immagini. E’ uno stile che non piace a tutti, e che io generalmente non apprezzo, ma che qui è assolutamente funzionale, adatto alla costruzione della storia, delle atmosfere cupe del romanzo e dell’ambientazione.
Ambientazione che è molto interessante e curata, in tutta la sua decadenza, crudezza e crudeltà psicologica che si riflette anche nel mondo fisico. Azzeccatissima la scelta di mantenere i Giganti, orribile minaccia per il Reich proveniente dalla zona critica oltre il muro di Berlino, come una presenza incombente ma mai palesata per la maggior parte del romanzo. Avrei apprezzato anche la scelta di non mostrarli affatto: la loro esistenza non è comunque mai messa in discussione e la vista degli effetti della minaccia senza vedere la minaccia stessa è un metodo di narrazione molto ‘Sublime’. L’unica nota stonata (per chi conosce il gioco) sono le frequenti somiglianze con certi aspetti di Warhammer 40.000, soprattutto per quel che riguarda l’organizzazione delle Vergini Nere e della religione del Reich.
Ma a parte questo dettaglio, in fin dei conti trascurabile se si guarda l’opera nel suo complesso, Nürnberg Fallout 14/88 è un ottimo romanzo, che meriterebbe di essere più conosciuto e che sicuramente merita di essere letto.
 
Titolo: Nürnberg Fallout 14/88
Autore: Giuseppe Pasquali
Editore: Linee Infinite Edizioni, 2013.
ISBN: 9788862471053.
 
 

Un nuovo elemento

Carissimi amanti del fantastico, da oggi La Nicchia accoglie nel suo piccolo spazio un nuovo elemento: Laura aka Rowizyx, che ha deciso di unirsi al nostro gruppo di avventurieri esploratori delle fantastiche lande da cui gli autori italiani raccolgono le loro storie.

Benvenuta e buon viaggio!

Lithium – Marika Cavaletto e Chiara Bianca d’Oria

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LithiumCi ho messo molto a leggere ‘Lithium’ e a scrivere questa recensione.
Questo per un motivo molto semplice: sinceramente, mi ha molto delusa. Posso essere lapidaria: non mi è piaciuto. Solitamente riesco a trovare lati positivi anche nei romanzi che non mi hanno entusiasmata ma sinceramente questo ne ha ben pochi.
Essendo stata contattata dalle autrici, che gentilmente mi hanno fornito la versione ebook, rispetto il regolamento e recensisco, con obiettività e sincerità che spero verranno apprezzate.
Lithium ha una bella copertina con una grafica accattivante e un titolo che incuriosisce. Promette bene: una storia di amicizia, di amore e di vampiri. Poteva essere una bomba.
Purtroppo, pur contenendo degli spunti che l’avrebbero reso un urban fantasy gradevole, i difetti superano di gran lunga i pregi.
Uno di questi difetti è la decisamente poca originalità. E’ difficile scrivere qualcosa di originale nell’ambito dell’urban fantasy, soprattutto nel mercato attuale. Il trucco, a mio parere, è utilizzare in modo originale spunti e archetipi classici, cosa che qui è mancata. Sin dall’introduzione è forte la sensazione di ‘già visto’ senza però quasi mai l’aggiunta del ‘quid’ della personalizzazione. Per fare un esempio senza anticipare nulla a chi volesse comunque leggere il romanzo: il muro che separa i sovrannaturali dagli umani nella cittadina inglese di St. Jillian ricorda troppo quello di ‘Stardust’ di Neil Gaiman. Questa sensazione non abbandona il lettore per tutta la durata del romanzo: anche i dettagli d’ambientazione che avrebbero potuto essere dei piccoli gioielli, come il Litio da cui prende il nome (lo chiamerei Effetto Pungolo: cambia colore nelle vicinanze di vampiri o licantropi), si tingono di già visto.
In ogni modo, le autrici hanno fatto uno sforzo per creare un’ambientazione tutto sommato coerente e che potrebbe anche, a un occhio meno abituato a cogliere le citazioni, risultare molto piacevole. Peccato che questa, come la trama incentrata sul sovrannaturale, venga relegata sullo sfondo di vari siparietti tra i personaggi, che siano scene abbastanza irrilevanti a livello narrativo tra le due amiche protagoniste o battibecchi vari tra innamorati o presunti tali, cosa che alla lunga diventa irritante. Amicizia e amore, altri due temi portanti che avrebbero potuto donare epicità alla narrazione, sono trattati con una certa superficialità e i personaggi interagiscono tra loro in un modo abbastanza stereotipato, che nei momenti migliori ricorda uno shojo manga degli anni ’90.
Altro difetto del romanzo, infatti, è la poca maturità caratteriale dei personaggi. Anche quelli che dovrebbero avere un certo quantitativo di anni sulle spalle tendono a farsi dei film mentali più consoni a una ragazzina quattordicenne in crisi ormonale, cosa che persino le protagoniste dovrebbero aver superato. Protagoniste, tra l’altro, che pur avendo nomi anglofoni dovrebbero essere italiane, dettaglio stonato e anche un po’ inutile: la storia avrebbe potuto essere ben più interessante con un’ambientazione costruita in Italia (abbiamo anche noi le nostre belle leggende) e avrebbe funzionato lo stesso con due protagoniste inglesi.
Lo stile delle autrici (che pure hanno una buona proprietà di linguaggio, complessivamente), senza contare gli ovvi problemi dovuti alla mancanza di editing di un romanzo autopubblicato, è più adatto ad una fanfiction che ad un romanzo. Tutti i protagonisti si esprimono più o meno allo stesso modo, senza riguardo a eventuali differenze di età e l’utilizzo della prima persona accentua questo difetto: il lettore si chiede perchè tutti i personaggi pensino come la quattordicenne in crisi ormonale di cui sopra. Un altro difetto stilistico è la disomogeneità, con anche un marcato utilizzo di salti temporali che, mescolato al continuo cambio di punto di vista della voce narrante, genera nel lettore confusione. Infine, i dialoghi spesso sfociano nei siparietti sopracitati, non portando nulla alla narrazione, anzi spezzandola inutilmente e innervosendo il lettore.
Il libro è il primo di una serie, spero veramente che le autrici riescano a tirare fuori il potenziale dall’ambientazione da loro creata rendendo la narrazione più avvincente e ordinata.
Per il momento, mi spiace dirlo, nella sezione “racconti originali” di alcuni siti di fanfiction, si trovano storie più curate.

Titolo: Lithium
Autore: Marika Cavaletto e Chiara Bianca d’Oria
Editore: autopubblicato
Codice ISBN: 8868551594

Le Guardiane – Isa Thid

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Le Guardiane di Isa Thid è un romanzo in cui sovrannaturale è talmente ben integrato con il naturale da far sfumare le differenze tra i due e si inserisce garbatamente nel filone urban fantasy del genere stregonesco.
Ed è appunto una magia naturale, concreta e in qualche modo realistica quella praticata dalla protagonista del romanzo, giovane strega Wicca la cui vita viene stravolta nel momento in cui si trasferisce in un nuovo appartamento. Il topos ‘scontato’ della casa infestata viene sfruttato in modo abbastanza inaspettato: lo spirito che abita l’appartamento di Amanda non è un fantasma o un poltergeist, bensì un elfo. Amanda si ritrova così suo malgrado coinvolta, insieme alla sua ragazza Ersilia, in una guerra tra due casate elfiche che le porterà lontane da casa, alla scoperta delle loro vere potenzialità.
La trama è semplice e lineare ma ben costruita, la narrazione è avvincente, il lettore rimane facilmente coinvolto dallo svolgersi degli eventi. Un piccolo pregio ulteriore è l’aver inserito una storia romantica già avviata mantenendola sullo sfondo degli eventi, senza appesantire la lettura. L’unico difetto di trama che sono riuscita a trovare è verso la fine: Amanda blocca un gruppo di nemici con i suoi poteri derivanti dall’acqua, ma non è molto credibile che in un intero drappello di elfi, ognuno con la sua affinità elementale, nessuno avesse lo stesso tipo di potere per almeno tentare di contrastarla. Per il resto, tutto scorre fluido e ogni turnover è ben giustificato, ogni azione ha una causa logica e un effetto coerente.
I personaggi sono credibili, con i loro pregi e i loro difetti. La protagonista, Amanda, riesce a mantenere lontano l”effetto antipatia’ che spesso possono suscitare le protagoniste femminili troppo caricate. Miro l’elfo, che poteva risultare un protagonista di difficile costruzione, è adorabile, molto umano pur essendo oltre l’umano. I comprimari sono tutti ben costruiti.
Lo stile è semplice ma mai troppo colloquiale, l’autrice ha un’ottima proprietà di linguaggio, non sfigura di fronte a più famosi autori stranieri. Ha inoltre la rara capacità di trattare temi che ancora sono considerati “delicati”, come l’amore omosessuale, con semplicità e senza cadere nel retorico.
I dettagli d’ambientazione, come le corti degli elfi, la lingua dei mutaforma e la magia delle streghe sono curati nel minimo dettaglio. L’unico momento in cui la narrazione risulta appesantita è quando vengono descritti, sin nei minimi dettagli, i procedimenti degli incantesimi, cosa che dà realsimo alla vicenda ma spezza la narrazione e alla lunga risulta un po’ noiosa. Un dettaglio particolarmente apprezzabile è l’aver ambientato gli eventi in Europa, tra l’Italia e i Carpazi, senza cercare per forza i nomi e i luoghi anglofoni che tanto vanno di moda. Sarebbe stato perfetto se anche gli elfi fossero stati ripresi dal folklore locale invece che da quello celtico, ma l’autrice si ispira alla cultura Wicca quindi la cosa non deve stupire più di tanto.
Due parole sulla “confezione” dell’ebook, che è molto curato, pochi refusi scappati alla revisione; peccato per la copertina, che è poco incisiva e non rappresenta il contenuto del romanzo (o meglio il romanzo spiega la copertina, mentre sarebbe meglio il contrario).
Per conlcudere, consiglio vivamente la lettura di “Le Guardiane” agli amanti dell’urban fantasy, a mio avviso è un romanzo che forse avrebbe meritato di essere più considerato.

Titolo: Le Guardiane
Autore: Isa Thid
Editore: Damster, 2013
Codice ISBN: : 9788868100339

Finisterra, Il risveglio degli Obliati – Xomegap

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20140327-163826.jpg‘Il risveglio degli Obliati’ è il secondo capitolo della saga fantasy targata XOMEGAP ambientata nell’approfonditamente costruito mondo di Finisterra. Il primo capitolo finiva bruscamente (proprio quando le cose si facevano interessanti, aggiungerei) e il secondo capitolo inizia nel vivo dell’azione.
Gli autori abbandonano lo stile didascalico e dispersivo che contraddistingue ‘Le sorgenti del Dumrak’ e la scelta si rivela vincente, provando tra l’altro la tesi che inserendo qui e lì spiegazioni brevi e cenni d’ambientazione senza interrompere l’azione, risulta tutto assolutamente ben comprensibile e molto più godibile, evitando l’effetto trattato/manuale di storia che invece si avvertiva nel precedente romanzo, dove le spiegazioni spezzettavano continuamente la narrazione.
Ho letto i due romanzi ben distanziati nel tempo, avevo dimenticato quasi tutti i dettagli d’ambientazione ma non ne ho risentito, aiutata anche dal glossario, necessario soprattutto durante la scena dell’assedio che, piena di personaggi dai nomi complicati, risulta piuttosto confusionaria. Ma superato quello scoglio la narrazione procede decisamente fluida, la proprietá di linguaggio rimane ottima e le differenze tra i vari scrittori sono meno marcate, facendo risultare il tutto più uniforme. Anche la scelta di far procedere la trama in modo più lineare, senza utilizzare troppi ‘flashback’ che creavano confusione di consecutio anche nei tempi verbali, paga. L’effetto è di un romanzo decisamente più curato e godibile sia stilisticamente che narrativamente.
La trama è decisamente interessante, le sorti dei personaggi non sono più legate alle logiche del ‘gruppo’ e si intrecciano in una serie incalzante di eventi e colpi di scena. Il lettore è accompagnato attraverso Finisterra in una serie di battaglie campali e diplomatiche volte alla sua conquista o ri-conquista. L’unica cosa che mi lascia perplessa è la seguente: visti gli enormi massacri descritti, perpetrati sia dall’esercito dei Guerrieri Dimenticati che da coloro che mirano a riportare il ‘giusto governo’ dell’Impero, ci si può chiedere come faccia Finisterra a non restare disabitata.
Anche le motivazioni che portano gli Eroi a muover guerra sembrano piuttosto deboli, se non si considera che, dopotutto, i più grandi massacri della storia dell’umanità sono stati compiuti per motivi di fede o vendette che una mente razionale definirebbe futili o inutili.
Il libro finisce lasciando sospesi i personaggi nel momento cruciale, ma senza dare al lettore la sensazione di aver interrotto qualcosa che aveva appena cominciato a diventare interessante, bensì nel momento giusto per creare un giusto senso di curiosità su ciò che seguirà dando comunque soddisfazione.
Anche la caratterizzazione dei protagonisti abbandona lo ‘stereotipo del loro ruolo’ e quelli che erano la Sacerdotessa, il Principe, il Soldato e via discorrendo diventano personaggi tridimensionali, con delle caratterizzazioni credibili, anche se non particolarmente complesse, che compiono azioni logiche. Al massimo il lettore si può chiedere come delle persone intelligenti possano essersi lasciate ingannare così facilmente da un complotto tanto palese come quello ordito nel primo romanzo (già era una domanda aleggiante, ora è martellante).
Insomma, ‘Il risveglio degli Obliati’ è un deciso complessivo miglioramento rispetto a ‘Le sorgenti del Dumrak’. In verità, continuo a pensare che se il primo fosse stato alleggerito da tutte le spiegazioni questi due romanzi avrebbero potuto diventare un unico libro un po’ più lungo ma decisamente appassionante, con una continuità meglio rispettata, che comunque si sarebbe concluso in mezzo all’azione, senza però lasciare l’amaro in bocca, semmai un senso di anticipazione.

Titolo: Finisterra – Il risveglio degli Obliati
Autore: Xomegap
Editore: Domino edizioni, 2013
Codice ISBN: :9788895883366

Ardit – Silvia Matricardi

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Ardit è un romanzo autopubblicato molto interessante, in equilibrio tra fantasy e fantascienza.
Posso affermare che per ora questa è la migliore autopubblicazione che mi sia finita tra le mani.
L’ambientazione all’inizio può sembrare strizzare l’occhio al più classico fantasy mitologico: la maggior parte dell’azione si svolge su Thera, mondo fantastico popolato prevalentemente da esseri umani, ad Ardit, cittá fortezza in cui un antico popolo morente, composto da esseri quasi divini, i Danui, si è arroccato a causa di un malvagio antagonista, il Maier.sil, che da secoli sta sistematicamente compiendo un genocidio.
Tutti gli aspetti culturali e storici del popolo Danui, degli esseri umani e successivamente del Maier.sil sono trattati in modo esaustivo, l’autrice inserisce magistralmente i dettagli nella narrazione senza risultare pesante e alcuni di questi dettagli danno all’ambientazione un sapore fantascientifico, tanto che il lettore non si stupisce più di tanto quando l’antica origine del popolo Danui si rivela essere su un pianeta diverso da Thera… Che poi si rivela essere il buon vecchio pianeta Terra.
La trama inizia ex abrupto: Aron, comandante in capo dell’esercito imperiale, scopre di essere un principe Danui cresciuto di nascosto tra gli umani e viene riportato al suo popolo, ad Ardit, senza che lui ancora ben si renda conto di cosa ciò comporti. Lì incontra Freia, suo amore giovanile, e scopre che la fanciulla è anche la Lampsi Litos di Ardit, la Gemma dai poteri enormi. Con l’aiuto di Ptharis, unico Anui (popolo che si stabilì su Thera e diede origine ai Danui) sopravvissuto, i due dovranno far fronte all’assedio del Maier.sil e cercare di salvare la fortezza e quindi il popolo Danui dall’estinzione. Le vicende sono appassionanti, narrate con un ritmo coinvolgente e con una ricchezza di dettagli notevole. Ardit è una storia corale, con molti personaggi, tutti ben caratterizzati e credibili, con i loro pregi e i loro difetti; anche i comprimari inseriti nella seconda metà del libro sono interessanti e fanno affezionare a sè il lettore. Il lato romantico della storia s’inserisce bene in un clima narrativo cupo e guerresco. La love story dei protagonisti è già consolidata, per cui il lettore si troverà sollevato da quel fardello narrativo, ma potrá comunque tifare per la riunificazione di Phtaris (certamente il personaggio più interessante del romanzo) e Zeria, o la nascita dell’amore tra Ramon e Ziga. Il capitolo dedicato al punto di vista del Maier.sil è uno dei più godibili del romanzo. Il finale non è una sorpresa, ma è molto arguto.
Il linguaggio utilizzato nel romanzo è piuttosto forbito e curato, come da tradizione dell’epica classica. È pregevole anche la ricerca di termini originali con una coerenza linguistica che rendono l’ambientazione ancora più realistica.
Ardit è un romanzo autoconclusivo, adatto a chi non voglia impegnarsi nella lettura dell’ennesima saga, e riesce a sfatare il mito del romanzo autopubblicato come prodotto dilettantistico: è una produzione molto interessante e curata nei dettagli.

Titolo: Ardit
Autore: Silvia Matricardi
Editore: Youcanprint
Codice ISBN: 9788867519484

La leggenda del drago d’argento, la spada nera – Paolo Massimo Neri

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COPERTINA_(prova)Ebbene sì, ci ho messo un secolo a leggere questo romanzo e a produrre questa recensione. Ma alla fine ce l’ho fatta. La Spada Nera è un libro autoprodotto piuttosto voluminoso, adatto a un lettore giovane, a chi si avvicina al fantasy ma ancora non ne conosce molti.

Avendo letto la versione digitale, non posso dare un parere sull’edizione cartacea, a parte il fatto che la copertina ha una bella illustrazione che strizza l’occhio al più classico dei fantasy degli anni ottanta.

Ed effettivamente l’ambientazione non si discosta molto dal più classico fantasy medievalista “alla Dungeons and Dragons”, anche se è arricchita da alcune contaminazioni più moderne che richiamano soprattutto il mondo dei manga: ad esempio, i guerrieri percepiscono le aure di minaccia un po’ come i ninja dei fumetti giapponesi, e la magia si utilizza attingendo all’energia interiore (il Kra, che tanto ricorda il Ki dei monaci orientali). Anche l’accademia di addestramento per i giovani avventurieri , che comunque è un apprezzabile tentativo di dare originalità all’ambientazione (il ‘mestiere’ dell’avventuriero si tramanda in famiglia e si apprende sempre in quell’Accademia) può purtroppo esser paragonata ad altri più illustri esempi letterari. Elfi e nani sono molto legati allo stereotipo del gioco di ruolo: nani burberi guerrieri poco avvezzi alla magia, elfi sinuosi bellissimi e altezzosi, superbi maghi e guerrieri. Ovvio che non sia obbligatorio cercare l’originalità a tutti i costi: ma utilizzare un cliché del genere in modo innovativo, in un mercato ormai saturo, avrebbe dato al romanzo una marcia in più.

L’autore ha una buona proprietà di linguaggio e il libro complessivamente risulta ben scritto: considerato che è un’autopubblicazione ed è piuttosto lungo, i problemi di consecutio o di frasi poco comprensibili sono limitati. Solo verso il finale i continui cambi di punti di vista rendono la narrazione meno fluida e più confusionaria e gli errori di consecutio aumentano clamorosamente.

Un buon editing avrebbe comunque aiutato molto, soprattutto per quel che riguarda le scelte di narrazione. Anzi, sono sicura che con l’aiuto di un editor l’autore avrebbe potuto limare le molte ingenuità a livello di trama e personaggi e offrire un ottimo prodotto.

La trama infatti non è particolarmente avvincente od originale: un giovane orfano (naturalmente la morte dei genitori è incerta e misteriosa) con una strana cicatrice (che brucia di dolore quando sogna il cattivo…) cresciuto dagli zii e poi preso dal nonno, burbero ex avventuriero che vive ai margini di un paesello, per addestrarsi in vista dell’ingresso all’Accademia, si ritrova a fare i conti con le sue origini e con un misterioso potere sigillato dentro di lui e con il quale può comunicare (un po’ come accadde a un giovane e famoso ninja). La trama si sviluppa piuttosto lentamente, la narrazione è spesso interrotta da scene lunghe e non sempre utilissime, come i siparietti tra gli anziani avventurieri, che sono molto ripetitivi, o le descrizioni degli addestramenti: quelle non finalizzate a far comprendere al lettore la filosofia del guerriero e il funzionamento della magia risultano noiose. Anche gli escamotage che l’autore utilizza per giungere a determinati scopi sono piuttosto ingenui: i due giovani avventurieri si innamorano praticamente a prima vista, cadendo uno sull’altra nel più pieno stile shojo manga, il gruppo si forma attraverso l’uso dei cliché più vari.

Alcune scene viste dal punto di vista del cattivo risultano grottesche (le figure ammantate e le ombre parlanti, più che suscitare curiosità causano irritazione nel lettore) e sterili. Inoltre, anche alcuni dialoghi risultano inconcludenti e le motivazioni dietro certe scelte di trama rimangono deboli. Spesso il protagonista si sente rispondere “non so perché, ma sento che è così” e lui archivia le informazioni senza fiatare e agisce di conseguenza. Anche il tipico “Come faccio?” “Devi volerlo” viene ripetuto spesso. In questo modo il lettore non trova quasi mai una vera motivazione dietro ad un’azione. La narrazione poi si velocizza sul finale, diventando quasi caotica nella sua conclusione.

I personaggi risultano stereotipati, soprattutto per quel che riguarda i giovani protagonisti: il prescelto con la cicatrice e un grande potere sigillato in lui, che deve scoprire il suo passato (e riceve una spada nera parlante, che mi ha fatta strabuzzare gli occhi per qualche riga prima di archiviare la cosa come una strizzatina d’occhio innocente a un classico intramontabile), la ragazza coraggiosa e combattiva di cui il prescelto si innamora, il giovane elfo altezzoso e via dicendo. Pian piano qualche lato un po’ meno scontato del loro carattere viene fuori, ma in più di trecento pagine l’autore forse avrebbe potuto fare di più in questo senso. Molto interessanti sono le figure degli anziani avventurieri ormai in pensione (pare che molti di loro facciano i tavernieri): le parti in cui compaiono loro sono certamente le più godibili nonostante gli abusati siparietti. Anzi, se fossero stati loro i protagonisti, probabilmente il romanzo ne avrebbe giovato in originalità.

Le figure ammantate, ombre parlanti, demoni e antagonisti vari, invece, risultano quasi delle macchiette. Peccato, perché avrebbero potuto esser molto interessanti.

In ogni caso, il risultato finale non è disprezzabile: agli occhi di un lettore giovane e ancora abbastanza nuovo nel genere può essere una lettura semplice e piacevole.

Titolo: La Leggenda del Drago d’Argento – La Spada Nera
Autore: Paolo Massimo Neri
Editore: Autopubblicato