L’Ombra del Mondo: la Profezia dimenticata – Vittoria Sacco

Tag

, , ,

La profezia dimenticataLe Quattro Terre, territori legati ciascuno a un diverso elemento naturale (acqua, aria, terra e fuoco), sono cadute da molto tempo in disgrazia. L’antica dottrina che professava l’equilibrio dell’uomo con la natura è ritenuta dalla maggior parte della popolazione una semplice superstizione, mentre i governi in auge non riescono a contrastare l’azione criminale dell’Impalpabile, un’organizzazione crudele che dà la caccia ai pochi bambini ancora dotati di poteri magici legati agli elementi per plagiarli e usarli nella conquista delle Terre. Per contrastare l’Impalpabile è stata creata l’Alleanza del Mondo Parallelo (A.M.P.), che si batte per riportare in auge le dottrine dei saggi degli elementi e ritrovare l’equilibrio malgrado sia percepita dai civili come l’ennesima organizzazione criminale.
È in questo contesto che si svolge “L’Ombra del Mondo: la Profezia dimenticata”, romanzo d’esordio di Vittoria Sacco e primo volume di una trilogia ancora in fase di pubblicazione. L’idea di fondo, di associazioni clandestine che si battono per recuperare la stessa saggezza perduta con scopi però molto diversi, è un tema che può rivelarsi molto interessante, se ben approfondito. Leggendo, tuttavia, anche senza saperlo si potrebbe facilmente intuire che si tratta di un’opera prima, a causa di molte ingenuità che si riscontrano spesso nei romanzi di scrittori esordienti. Sono evidenti numerosi riferimenti ad altre opere – mi sono saltati all’occhio soprattutto i rimandi a “Avatar: la leggenda di Aang”, sia per la divisione dei territori che per diverse caratteristiche di un contesto apparentemente feudale/medievale con elementi più moderni, come le macchine da guerra, che ricordano quelle della Nazione del Fuoco – ma a prescindere dalla poca originalità la scelta di andare oltre alla classica lotta tra gli elementi poteva essere vincente e dare il la a un buon romanzo. Tuttavia, l’autrice sceglie di utilizzare lunghe digressioni sulla storia del mondo che ha creato e dei suoi personaggi, principali e non, in modo disorganizzato (spesso anche in mezzo alle scene d’azione, spezzando il ritmo degli avvenimenti), in diversi casi ripetitive, in altri contraddittorie. Avviene ad esempio per una dei due personaggi principali, Dunvel: l’autrice narra dettagliatamente il suo percorso nell’arco temporale che passa tra le sue apparizioni in scena, circa cinque anni, e un paio di capitoli dopo fa raccontare tutto da capo da un personaggio minore all’altro protagonista, Erwan, in maniera anche poco credibile (Erwan infatti è stato appena fatto prigioniero da Dunvel, perciò risulta poco credibile che un soldato si metta a raccontare nei dettagli la storia del suo comandante a un ostaggio di cui ancora non si conosce l’effettiva pericolosità). Anche le descrizioni degli personaggi sono lunghe, esageratamente minuziose e dettagliate, specie per quanto riguarda i molti cambi d’abito, che appesantiscono la lettura senza aggiungere informazioni davvero utili per la narrazione.
La pecca più fastidiosa però a mio parere sono i dialoghi: molto spesso sembra che i personaggi salgano su un palco a tenere comizi (secondo me una singola battuta di dialogo che occupa più due due pagine è veramente inaccettabile) o a recitare un monologo per loro stessi, più che parlare con una persona che hanno davanti; spesso viene utilizzato un lessico e delle espressioni non appropriati per il background dei personaggi in questione o il contesto in cui si muovono, rendendo il tutto molto artificioso. In generale rimane troppo presente l’autrice stessa e la sua volontà di mettere a disposizione dei lettori tutte le informazioni possibili che le sono venute in mente nella creazione del suo universo e dei personaggi, mentre un buon romanzo dovrebbe far dimenticare almeno temporaneamente a chi legge che dietro la vicenda narrata c’è uno scrittore.
Più che l’inesperienza dell’autrice, però, si avverte e si soffre la mancanza di un buon editing, perché il romanzo sembra ancora a uno stadio molto iniziale, oltre a presentare diversi refusi e agli errori di consecutio. L’autrice ha un buon vocabolario e una discreta proprietà di linguaggio, infatti, ma avrebbe tratto un vantaggio dall’aiuto di un editor che la aiutasse a rivedere gli errori più grossolani e a elevarsi a uno stile appropriato a un romanzo, mentre al momento le lunghe descrizioni e i modi un po’ isterici dei personaggi e le loro caratterizzazioni fanno sembrare quest’opera una lunga fanfiction. È un peccato, perché per quanto poco originale “La Profezia dimenticata” rimane un romanzo dal potenziale interessante, ma non riesce a risultare incisivo o scorrevole e a coinvolgere davvero il lettore nelle storie dei suoi protagonisti. Anche la scelta grafica di copertina mi sembra poco adatta al suo contenuto: il ritratto di Dunvel, con l’amuleto (che però non corrisponde alla descrizione nel romanzo), ricorda quasi un’icona religiosa, e non rimanda a nessuna caratteristica particolare di questo primo episodio, in cui i poteri della protagonista ancora non si esprimono pienamente, mentre ho visto la copertina del secondo volume e mi sembra già più adatta.

Titolo: L’Ombra del Mondo: la Profezia dimenticata
Autrice: Vittoria Sacco
Editore: De Ferrari, 2012
Codice ISBN: 8864053816

 

Le Guardiane – Isa Thid

Tag

, , , , , , , ,

20140611-101010.jpg

Le Guardiane di Isa Thid è un romanzo in cui sovrannaturale è talmente ben integrato con il naturale da far sfumare le differenze tra i due e si inserisce garbatamente nel filone urban fantasy del genere stregonesco.
Ed è appunto una magia naturale, concreta e in qualche modo realistica quella praticata dalla protagonista del romanzo, giovane strega Wicca la cui vita viene stravolta nel momento in cui si trasferisce in un nuovo appartamento. Il topos ‘scontato’ della casa infestata viene sfruttato in modo abbastanza inaspettato: lo spirito che abita l’appartamento di Amanda non è un fantasma o un poltergeist, bensì un elfo. Amanda si ritrova così suo malgrado coinvolta, insieme alla sua ragazza Ersilia, in una guerra tra due casate elfiche che le porterà lontane da casa, alla scoperta delle loro vere potenzialità.
La trama è semplice e lineare ma ben costruita, la narrazione è avvincente, il lettore rimane facilmente coinvolto dallo svolgersi degli eventi. Un piccolo pregio ulteriore è l’aver inserito una storia romantica già avviata mantenendola sullo sfondo degli eventi, senza appesantire la lettura. L’unico difetto di trama che sono riuscita a trovare è verso la fine: Amanda blocca un gruppo di nemici con i suoi poteri derivanti dall’acqua, ma non è molto credibile che in un intero drappello di elfi, ognuno con la sua affinità elementale, nessuno avesse lo stesso tipo di potere per almeno tentare di contrastarla. Per il resto, tutto scorre fluido e ogni turnover è ben giustificato, ogni azione ha una causa logica e un effetto coerente.
I personaggi sono credibili, con i loro pregi e i loro difetti. La protagonista, Amanda, riesce a mantenere lontano l”effetto antipatia’ che spesso possono suscitare le protagoniste femminili troppo caricate. Miro l’elfo, che poteva risultare un protagonista di difficile costruzione, è adorabile, molto umano pur essendo oltre l’umano. I comprimari sono tutti ben costruiti.
Lo stile è semplice ma mai troppo colloquiale, l’autrice ha un’ottima proprietà di linguaggio, non sfigura di fronte a più famosi autori stranieri. Ha inoltre la rara capacità di trattare temi che ancora sono considerati “delicati”, come l’amore omosessuale, con semplicità e senza cadere nel retorico.
I dettagli d’ambientazione, come le corti degli elfi, la lingua dei mutaforma e la magia delle streghe sono curati nel minimo dettaglio. L’unico momento in cui la narrazione risulta appesantita è quando vengono descritti, sin nei minimi dettagli, i procedimenti degli incantesimi, cosa che dà realsimo alla vicenda ma spezza la narrazione e alla lunga risulta un po’ noiosa. Un dettaglio particolarmente apprezzabile è l’aver ambientato gli eventi in Europa, tra l’Italia e i Carpazi, senza cercare per forza i nomi e i luoghi anglofoni che tanto vanno di moda. Sarebbe stato perfetto se anche gli elfi fossero stati ripresi dal folklore locale invece che da quello celtico, ma l’autrice si ispira alla cultura Wicca quindi la cosa non deve stupire più di tanto.
Due parole sulla “confezione” dell’ebook, che è molto curato, pochi refusi scappati alla revisione; peccato per la copertina, che è poco incisiva e non rappresenta il contenuto del romanzo (o meglio il romanzo spiega la copertina, mentre sarebbe meglio il contrario).
Per conlcudere, consiglio vivamente la lettura di “Le Guardiane” agli amanti dell’urban fantasy, a mio avviso è un romanzo che forse avrebbe meritato di essere più considerato.

Titolo: Le Guardiane
Autore: Isa Thid
Editore: Damster, 2013
Codice ISBN: : 9788868100339

Finisterra, Il risveglio degli Obliati – Xomegap

Tag

, , ,

20140327-163826.jpg‘Il risveglio degli Obliati’ è il secondo capitolo della saga fantasy targata XOMEGAP ambientata nell’approfonditamente costruito mondo di Finisterra. Il primo capitolo finiva bruscamente (proprio quando le cose si facevano interessanti, aggiungerei) e il secondo capitolo inizia nel vivo dell’azione.
Gli autori abbandonano lo stile didascalico e dispersivo che contraddistingue ‘Le sorgenti del Dumrak’ e la scelta si rivela vincente, provando tra l’altro la tesi che inserendo qui e lì spiegazioni brevi e cenni d’ambientazione senza interrompere l’azione, risulta tutto assolutamente ben comprensibile e molto più godibile, evitando l’effetto trattato/manuale di storia che invece si avvertiva nel precedente romanzo, dove le spiegazioni spezzettavano continuamente la narrazione.
Ho letto i due romanzi ben distanziati nel tempo, avevo dimenticato quasi tutti i dettagli d’ambientazione ma non ne ho risentito, aiutata anche dal glossario, necessario soprattutto durante la scena dell’assedio che, piena di personaggi dai nomi complicati, risulta piuttosto confusionaria. Ma superato quello scoglio la narrazione procede decisamente fluida, la proprietá di linguaggio rimane ottima e le differenze tra i vari scrittori sono meno marcate, facendo risultare il tutto più uniforme. Anche la scelta di far procedere la trama in modo più lineare, senza utilizzare troppi ‘flashback’ che creavano confusione di consecutio anche nei tempi verbali, paga. L’effetto è di un romanzo decisamente più curato e godibile sia stilisticamente che narrativamente.
La trama è decisamente interessante, le sorti dei personaggi non sono più legate alle logiche del ‘gruppo’ e si intrecciano in una serie incalzante di eventi e colpi di scena. Il lettore è accompagnato attraverso Finisterra in una serie di battaglie campali e diplomatiche volte alla sua conquista o ri-conquista. L’unica cosa che mi lascia perplessa è la seguente: visti gli enormi massacri descritti, perpetrati sia dall’esercito dei Guerrieri Dimenticati che da coloro che mirano a riportare il ‘giusto governo’ dell’Impero, ci si può chiedere come faccia Finisterra a non restare disabitata.
Anche le motivazioni che portano gli Eroi a muover guerra sembrano piuttosto deboli, se non si considera che, dopotutto, i più grandi massacri della storia dell’umanità sono stati compiuti per motivi di fede o vendette che una mente razionale definirebbe futili o inutili.
Il libro finisce lasciando sospesi i personaggi nel momento cruciale, ma senza dare al lettore la sensazione di aver interrotto qualcosa che aveva appena cominciato a diventare interessante, bensì nel momento giusto per creare un giusto senso di curiosità su ciò che seguirà dando comunque soddisfazione.
Anche la caratterizzazione dei protagonisti abbandona lo ‘stereotipo del loro ruolo’ e quelli che erano la Sacerdotessa, il Principe, il Soldato e via discorrendo diventano personaggi tridimensionali, con delle caratterizzazioni credibili, anche se non particolarmente complesse, che compiono azioni logiche. Al massimo il lettore si può chiedere come delle persone intelligenti possano essersi lasciate ingannare così facilmente da un complotto tanto palese come quello ordito nel primo romanzo (già era una domanda aleggiante, ora è martellante).
Insomma, ‘Il risveglio degli Obliati’ è un deciso complessivo miglioramento rispetto a ‘Le sorgenti del Dumrak’. In verità, continuo a pensare che se il primo fosse stato alleggerito da tutte le spiegazioni questi due romanzi avrebbero potuto diventare un unico libro un po’ più lungo ma decisamente appassionante, con una continuità meglio rispettata, che comunque si sarebbe concluso in mezzo all’azione, senza però lasciare l’amaro in bocca, semmai un senso di anticipazione.

Titolo: Finisterra – Il risveglio degli Obliati
Autore: Xomegap
Editore: Domino edizioni, 2013
Codice ISBN: :9788895883366

Ardit – Silvia Matricardi

Tag

, , , ,

20131017-192558.jpg

Ardit è un romanzo autopubblicato molto interessante, in equilibrio tra fantasy e fantascienza.
Posso affermare che per ora questa è la migliore autopubblicazione che mi sia finita tra le mani.
L’ambientazione all’inizio può sembrare strizzare l’occhio al più classico fantasy mitologico: la maggior parte dell’azione si svolge su Thera, mondo fantastico popolato prevalentemente da esseri umani, ad Ardit, cittá fortezza in cui un antico popolo morente, composto da esseri quasi divini, i Danui, si è arroccato a causa di un malvagio antagonista, il Maier.sil, che da secoli sta sistematicamente compiendo un genocidio.
Tutti gli aspetti culturali e storici del popolo Danui, degli esseri umani e successivamente del Maier.sil sono trattati in modo esaustivo, l’autrice inserisce magistralmente i dettagli nella narrazione senza risultare pesante e alcuni di questi dettagli danno all’ambientazione un sapore fantascientifico, tanto che il lettore non si stupisce più di tanto quando l’antica origine del popolo Danui si rivela essere su un pianeta diverso da Thera… Che poi si rivela essere il buon vecchio pianeta Terra.
La trama inizia ex abrupto: Aron, comandante in capo dell’esercito imperiale, scopre di essere un principe Danui cresciuto di nascosto tra gli umani e viene riportato al suo popolo, ad Ardit, senza che lui ancora ben si renda conto di cosa ciò comporti. Lì incontra Freia, suo amore giovanile, e scopre che la fanciulla è anche la Lampsi Litos di Ardit, la Gemma dai poteri enormi. Con l’aiuto di Ptharis, unico Anui (popolo che si stabilì su Thera e diede origine ai Danui) sopravvissuto, i due dovranno far fronte all’assedio del Maier.sil e cercare di salvare la fortezza e quindi il popolo Danui dall’estinzione. Le vicende sono appassionanti, narrate con un ritmo coinvolgente e con una ricchezza di dettagli notevole. Ardit è una storia corale, con molti personaggi, tutti ben caratterizzati e credibili, con i loro pregi e i loro difetti; anche i comprimari inseriti nella seconda metà del libro sono interessanti e fanno affezionare a sè il lettore. Il lato romantico della storia s’inserisce bene in un clima narrativo cupo e guerresco. La love story dei protagonisti è già consolidata, per cui il lettore si troverà sollevato da quel fardello narrativo, ma potrá comunque tifare per la riunificazione di Phtaris (certamente il personaggio più interessante del romanzo) e Zeria, o la nascita dell’amore tra Ramon e Ziga. Il capitolo dedicato al punto di vista del Maier.sil è uno dei più godibili del romanzo. Il finale non è una sorpresa, ma è molto arguto.
Il linguaggio utilizzato nel romanzo è piuttosto forbito e curato, come da tradizione dell’epica classica. È pregevole anche la ricerca di termini originali con una coerenza linguistica che rendono l’ambientazione ancora più realistica.
Ardit è un romanzo autoconclusivo, adatto a chi non voglia impegnarsi nella lettura dell’ennesima saga, e riesce a sfatare il mito del romanzo autopubblicato come prodotto dilettantistico: è una produzione molto interessante e curata nei dettagli.

Titolo: Ardit
Autore: Silvia Matricardi
Editore: Youcanprint
Codice ISBN: 9788867519484

La leggenda del drago d’argento, la spada nera – Paolo Massimo Neri

Tag

, , , , ,

COPERTINA_(prova)Ebbene sì, ci ho messo un secolo a leggere questo romanzo e a produrre questa recensione. Ma alla fine ce l’ho fatta. La Spada Nera è un libro autoprodotto piuttosto voluminoso, adatto a un lettore giovane, a chi si avvicina al fantasy ma ancora non ne conosce molti.

Avendo letto la versione digitale, non posso dare un parere sull’edizione cartacea, a parte il fatto che la copertina ha una bella illustrazione che strizza l’occhio al più classico dei fantasy degli anni ottanta.

Ed effettivamente l’ambientazione non si discosta molto dal più classico fantasy medievalista “alla Dungeons and Dragons”, anche se è arricchita da alcune contaminazioni più moderne che richiamano soprattutto il mondo dei manga: ad esempio, i guerrieri percepiscono le aure di minaccia un po’ come i ninja dei fumetti giapponesi, e la magia si utilizza attingendo all’energia interiore (il Kra, che tanto ricorda il Ki dei monaci orientali). Anche l’accademia di addestramento per i giovani avventurieri , che comunque è un apprezzabile tentativo di dare originalità all’ambientazione (il ‘mestiere’ dell’avventuriero si tramanda in famiglia e si apprende sempre in quell’Accademia) può purtroppo esser paragonata ad altri più illustri esempi letterari. Elfi e nani sono molto legati allo stereotipo del gioco di ruolo: nani burberi guerrieri poco avvezzi alla magia, elfi sinuosi bellissimi e altezzosi, superbi maghi e guerrieri. Ovvio che non sia obbligatorio cercare l’originalità a tutti i costi: ma utilizzare un cliché del genere in modo innovativo, in un mercato ormai saturo, avrebbe dato al romanzo una marcia in più.

L’autore ha una buona proprietà di linguaggio e il libro complessivamente risulta ben scritto: considerato che è un’autopubblicazione ed è piuttosto lungo, i problemi di consecutio o di frasi poco comprensibili sono limitati. Solo verso il finale i continui cambi di punti di vista rendono la narrazione meno fluida e più confusionaria e gli errori di consecutio aumentano clamorosamente.

Un buon editing avrebbe comunque aiutato molto, soprattutto per quel che riguarda le scelte di narrazione. Anzi, sono sicura che con l’aiuto di un editor l’autore avrebbe potuto limare le molte ingenuità a livello di trama e personaggi e offrire un ottimo prodotto.

La trama infatti non è particolarmente avvincente od originale: un giovane orfano (naturalmente la morte dei genitori è incerta e misteriosa) con una strana cicatrice (che brucia di dolore quando sogna il cattivo…) cresciuto dagli zii e poi preso dal nonno, burbero ex avventuriero che vive ai margini di un paesello, per addestrarsi in vista dell’ingresso all’Accademia, si ritrova a fare i conti con le sue origini e con un misterioso potere sigillato dentro di lui e con il quale può comunicare (un po’ come accadde a un giovane e famoso ninja). La trama si sviluppa piuttosto lentamente, la narrazione è spesso interrotta da scene lunghe e non sempre utilissime, come i siparietti tra gli anziani avventurieri, che sono molto ripetitivi, o le descrizioni degli addestramenti: quelle non finalizzate a far comprendere al lettore la filosofia del guerriero e il funzionamento della magia risultano noiose. Anche gli escamotage che l’autore utilizza per giungere a determinati scopi sono piuttosto ingenui: i due giovani avventurieri si innamorano praticamente a prima vista, cadendo uno sull’altra nel più pieno stile shojo manga, il gruppo si forma attraverso l’uso dei cliché più vari.

Alcune scene viste dal punto di vista del cattivo risultano grottesche (le figure ammantate e le ombre parlanti, più che suscitare curiosità causano irritazione nel lettore) e sterili. Inoltre, anche alcuni dialoghi risultano inconcludenti e le motivazioni dietro certe scelte di trama rimangono deboli. Spesso il protagonista si sente rispondere “non so perché, ma sento che è così” e lui archivia le informazioni senza fiatare e agisce di conseguenza. Anche il tipico “Come faccio?” “Devi volerlo” viene ripetuto spesso. In questo modo il lettore non trova quasi mai una vera motivazione dietro ad un’azione. La narrazione poi si velocizza sul finale, diventando quasi caotica nella sua conclusione.

I personaggi risultano stereotipati, soprattutto per quel che riguarda i giovani protagonisti: il prescelto con la cicatrice e un grande potere sigillato in lui, che deve scoprire il suo passato (e riceve una spada nera parlante, che mi ha fatta strabuzzare gli occhi per qualche riga prima di archiviare la cosa come una strizzatina d’occhio innocente a un classico intramontabile), la ragazza coraggiosa e combattiva di cui il prescelto si innamora, il giovane elfo altezzoso e via dicendo. Pian piano qualche lato un po’ meno scontato del loro carattere viene fuori, ma in più di trecento pagine l’autore forse avrebbe potuto fare di più in questo senso. Molto interessanti sono le figure degli anziani avventurieri ormai in pensione (pare che molti di loro facciano i tavernieri): le parti in cui compaiono loro sono certamente le più godibili nonostante gli abusati siparietti. Anzi, se fossero stati loro i protagonisti, probabilmente il romanzo ne avrebbe giovato in originalità.

Le figure ammantate, ombre parlanti, demoni e antagonisti vari, invece, risultano quasi delle macchiette. Peccato, perché avrebbero potuto esser molto interessanti.

In ogni caso, il risultato finale non è disprezzabile: agli occhi di un lettore giovane e ancora abbastanza nuovo nel genere può essere una lettura semplice e piacevole.

Titolo: La Leggenda del Drago d’Argento – La Spada Nera
Autore: Paolo Massimo Neri
Editore: Autopubblicato

La triologia di Lothar Basler, il sangue della terra – Marco Davide

Tag

, , , ,

Copertina LOTHAR BASLER II DEFIl secondo episodio della Trilogia di Lothar Basler conduce il gruppo di personaggi conosciuti nel primo libro della saga in un viaggio per mare alla volta di Caeres, città di un Impero funestato dalla guerra. Lothar continua la sua caccia dell’acerrimo nemico Kurt Darheim, l’assassino di sua moglie fuggito oltre mare.
Oramai la vera natura di Lothar è stata rivelata: egli non è un comune essere umano, nelle sue vene scorre una potente forza magica che si manifesta nella forma di fiamme azzurre. La spada di Lothar è un veicolo per l’utilizzo di questo misterioso potere. Al suo fianco i compagni Mutio, oste di buon cuore, Moonz il mezzo orchetto dall’anima ferina, Rugni il nano burbero e misterioso, Thorval, impavido guerriero del nord.
L’ambientazione rimane sempre sui toni cupi del primo episodio e si arricchisce di una complessa situazione politica dell’Impero al di là del mare. I viaggiatori, dopo un pericoloso viaggio in mare, si ritrova invischiato nella lotta interna fra l’Impero e i ribelli che combattono in nome di una popolazione stremata. In questa situazione disperata, Lothar viene a conoscenza della sua reale identità: egli è un Figlio del Potere, erede di un antico popolo scomparso.
Lo stile di Marco Davide non delude le aspettative dopo un primo episodio di elevata qualità. La capacità evocativa della sua prosa, unita all’immagine di un mondo duro e crudele, contribuiscono a rendere il mondo in cui si muovono i personaggi realistico e persino inquietante. L’autore dimostra una spiccata conoscenza della storia, che abilmente rimaneggia per adattarla al suo mondo fantastico.
Il linguaggio utilizzato è volutamente grezzo, i personaggi parlano in modo gergale come ci si aspetterebbe da individui di estrazione popolare. In un mondo violento e sconvolto dalla guerra, questo è un ulteriore dettaglio di realismo molto azzeccato.
Come nel primo episodio, la magia è presente nel mondo, ma è una forza ormai rara e che difficilmente si manifesta positivamente. Come appropriato in un universo oscuro e disperato, le manifestazioni magiche hanno generalmente un lato terrificante. La teoria magica che sottende l’esistenza della magia si basa su una dicotomia di forze, il Mana e l’Entropia, in eterna contrapposizione. Lothar e Kurt non sono che una rappresentazione fisica di questa opposizione, che fondamentalmente mette in scena l’eterna lotta tra Bene e Male.
La trama è da subito molto coinvolgente. Ho apprezzato anche gli episodi secondari, che a mio avviso contribuiscono egregiamente a delineare l’ambientazione. Unico rammarico è che ancora una volta i personaggi non vengono delineati tutti con la stessa profondità. Ad apparire ancora centrali sono Lothar e Mutio, mentre agli altri è riservato un trattamento da comprimari di contorno.
L’impressione al termine della lettura è sicuramente positiva, ma rispetto al primo libro della trilogia, questo romanzo appare come una storia di transizione. In ogni caso ottima conferma per Marco Davide, che si rivela uno scrittore dotato di grandi capacità descrittive e di uno stile duttile che padroneggia alla perfezione per creare nella mente del lettore un complesso mosaico.
A mio parere, una trilogia viene meglio valutata nella sua interezza, ma questo è un giudizio che rimando alla recensione del terzo capitolo della saga.

Titolo: La Trilogia di Lothar Basler – Il Sangue della Terra
Autore: Marco Davide
Editore: Curcio 2008
Codice ISBN: 8895049403

La triologia di Lothar Basler, la lama del dolore – Marco Davide

Tag

, , ,

La lama del doloreQuesto è il primo capitolo della Trilogia di Lothar Basler. Nella sua struttura si presenta come un fantasy classico, ma che ben presto trascina il lettore in un universo cupo e disperato. I protagonisti non sono i classici eroi a cui ci ha abituato gran parte della letteratura del genere. Il loro eroismo si manifesta nell’affrontare tutte le minacce e i pericoli con la volontà di prevalere. La determinazione di non arrendersi e continuare a combattere le avversità fino all’ultimo, nonostante l’imparità delle forze che si scagliano contro di loro.
I personaggi principali sono ben caratterizzati, anche se i due che spiccano maggiormente sono Lothar Basler e Simone detto “Muzio”. Il primo, da cui la trilogia trae nome, è un uomo dal passato tragico. Un destino ineluttabile guida i suoi passi nella città di Lum, abbandonata anni prima in seguito alla tragica scomparsa della moglie. Le sorti di Lothar sono strettamente legate ad un passato che per molto tempo egli ha cercato di dimenticare, ma che non lo ha mai abbandonato veramente. Tornato in città, Lothar comprende ben presto che non si può sfuggire dal passato. Per lui è giunto il momento di affrontare i fantasmi da cui credeva di poter fuggire e tentare di ritrovare se stesso. Il carattere di Lothar è spesso cupo, è un uomo amareggiato che vede la vita con un forte senso di fatalismo, eppure a volte qualcosa della sua personalità passata riemerge, soprattutto grazie all’amicizia di Simone.
Mutio inizialmente sembra rappresentare un polo decisamente opposto rispetto a Lothar. E’ un uomo allegro, sempre pronto alla risata. Padrone di una taverna, “il Boccale del Gioco”, Simone trascorre un’esistenza felice assieme alla moglie. L’incontro con Lothar cambia profondamente la sua vita e tra i due nasce da subito un’amicizia solida. Con il procedere degli eventi, l’impressione che i due amici siano due poli opposti viene sfatata. In realtà Muzio e Lothar sarebbero potuti entrare l’uno nei panni dell’altro. La vita di Lothar avrebbe potuto essere simile a quella di Simone se la tragedia non lo avesse colpito. Nel profondo dell’anima, Muzio e Lothar sono affini, ed è la comprensione e l’affetto di Simone ad impedire all’amico di sprofondare nelle tenebre che attanagliano il suo animo.
Nonostante la ribalta sia occupata soprattutto da questi due personaggi, anche il resto dello strano gruppo che si viene a creare attorno a loro risulta interessante. Il guerriero nordico Thorval, con la sua ossessione per il combattimento, è un uomo schivo e di poche parole. Un vero figlio del nord, intende trovare lavoro come mercenario, seguendo la tradizione guerriera della propria gente. Il nano Rugni, sempre pronto alla rissa, dall’umorismo al vetriolo, sembra incasellarsi in uno stereotipo di nano già apparso altrove, ma subito da questo primo capitolo si caomprende che questo personaggio nasconde un passato misterioso: nulla è ciò che sembra. Infine il membro più strano della compagnia, il mezz’orco Moonz, reietto evitato da tutti, ben lontano dallo stereotipo dell’emarginato eroico. L’unica forza che sembra spingere avanti Moonz è l’istinto di autoconservazione. Nonostante si unisca al gruppo, rimane sempre e comunque una figura liminare, le cui motivazioni non divergono mai da un’istintività ferale.
L’ambientazione in cui si muovono i personaggi è una chiara trasfigurazione fantastica del mondo reale. Un continente un tempo unito sotto l’egida di un impero con capitale ad Amor (parallelo di Roma), ormai diviso e sconvolto da guerre di confine. L’aura di una gloria passata aleggia ancora sulle strade fangose, ma è una grandezza decaduta come le vie sconnesse che collegano le città. E’ un mondo duro e spietato, dove i pericoli abbondano e la lotta per la sopravvivenza infuria quotidianamente. Una forma di magia esiste nel mondo, ma è misteriosa e tutt’altro che mondana: spesso di rivela terrificante nelle sue manifestazioni.
La storia, sebbene si basi su un impianto piuttosto classico per il genere, presenta elementi di originalità da non sottovalutare. La commistione di fantasy e horror riesce alla perfezione nelle scene in cui il sovrannaturale invade la realtà. Le svolte nella storia non sono mai facilmente prevedibili e sottesi all’intera vicenda vi sono segreti non ancora rivelati che si dipaneranno nei capitoli successivi della trilogia.
Ho trovato la lettura di questo libro estremamente piacevole. Coinvolgente fin da subito per l’immedesimazione spontanea nei personaggi che genera nel lettore. I protagonisti sono alle prese con emozioni decisamente umane e credibili. Marco Davide in questo primo libro ha dato prova di una padronanza di linguaggio notevole, che però non appesantisce la lettura. Giunti alle ultime pagine, si rimane ansiosi di scoprire come proseguirà la vicenda. L’interesse per la storia si infiamma rapidamente sin dall’inizio e può essere saziato solo seguendo Lothar e i suoi compagni nelle loro terrificanti avventure.

Titolo: La Trilogia di Lothar Basler – La Lama del Dolore
Autore: Marco Davide
Editore: Curcio 2007
Codice ISBN: 8895049160

Il suono sacro di Arjiam – Daniela Lojarro

Tag

copertina Il suono Sacro di Arjiam

Il Suono Sacro di Arjiam è un romanzo fantasy autoconclusivo, del quale consiglio vivamente la lettura. Daniela Lojarro decide saggiamente di non farsi intrappolare nella lusinga della saga e produce un’opera magari un po’ lunga (678 pagine più il glossario) ma molto interessante fin dall’inizio.
Una parola sul lato estetico: il lettering è scelto bene e il romanzo, anche se voluminoso, è molto robusto. L’immagine di copertina riprende il concetto portante del romanzo, scelta un po’ astratta ma interessante, che si distacca dal solito schema del fantasy. Insomma, è un’edizione paperback con una buona qualità.
Passiamo ai contenuti.
Xhanis, Magh (a metà tra i maghi e i sacerdoti, sono coloro che utilizzano l’Armonia e riescono a entrare in comunicazione con il Suono Sacro), si rende conto di esser stata ingannata dall’uomo che amava, e di star per partorire un figlio che gli permetterà di portare a compimento i suoi piani di dominio. La donna fugge in una taverna malfamata ove muore dando alla luce una bambina alla presenza di quelli che diventeranno i protagonisti. Uno scambio di infanti corona il tutto, gettando la giovane apprendista Fahryon e il Cavaliere Uszrany in un’avventura ricca di azione e intrigo politico che li porterà a confrontarsi con le proprie debolezze e a vincerle. L’autrice quindi utilizza alcuni classici temi della letteratura del genere (la Sacerdotessa innamorata dell’affascinante malvagio, la bambina prescelta) ma non li fa diventare il centro dell’azione: la Sacerdotessa muore subito, la bambina non compare quasi mai. Lo scambio di neonati diventa invece il centro della prima parte del romanzo, che è quella più appassionante. Immancabile la storia d’amore, che ha il pregio di non trascinarsi per tutto il romanzo: già a metà del libro gli innamorati si dichiarano e da allora il loro amore diventerà la loro forza e la loro debolezza, senza mai renderli particolarmente sdolcinati. La seconda parte del romanzo è più incentrata sull’intrigo politico e sulla crescita personale dei protagonisti, con un occhio di riguardo per Fahryon, che si ritira in eremitaggio raggiungendo una superiore conoscenza di se stessa e del Suono Sacro. Il finale è il naturale concludersi degli eventi, non ci sono grossi colpi di scena, ma il lettore può chiudere il romanzo soddisfatto.
I personaggi sono ben costruiti, credibili con i loro pregi e i loro difetti. Anche Mazdraan, l’antagonista, affascinante, nobile, intelligente e ricco, quello che rischiava di più di finire nell’ambito delle macchiette, è ben gestito e resta credibile nella sua semplice megalomania e le motivazioni che lo spingono sono umane, coerenti col personaggio.
Lo stile è scorrevole, l’autrice ha un’ottima proprietà di linguaggio. Il grosso difetto stilistico è costituito dalle frequenti ripetizioni dei concetti (soprattutto per quel che riguarda la filosofia del Suono Sacro), che spesso rallentano l’azione e che sono frequenti nei romanzi di esordienti che non sono seguiti da grandi case editrici: con un editing più accurato, il romanzo ne sarebbe uscito alleggerito, soprattutto nella seconda parte. La cerca spirituale di Fahryon risulta infatti molto appesantita dalle frequenti digressioni sulla natura del Suono Sacro, o dalle riflessioni della protagonista su ciò che le è accade e su come si relaziona alla natura del Suono Sacro, che tendono ad annoiare il lettore che sa già cosa le è accaduto e ha già assimilato le nozioni filosofiche. Un altro difetto della seconda parte riguarda i salti temporali: passano anni, ma il lettore fatica ad accorgersene, ogni tanto i personaggi menzionano il fatto che sono trascorsi degli anni ma il lettore ci mette un po’ a capire quanto tempo è effettivamente passato.
L’ambientazione è quella di un fantasy classico dal sapore mediorientale, ben costruita nei suoi intrighi politici, ma ciò che la rende molto originale e interessante è appunto il Suono Sacro, sul quale si regge tutta la magia del mondo e attorno al quale ruota la trama. La Lojarro approfondisce molto (forse troppo) questo perno su cui ruota ambientazione, molto affascinante, con termini tecnici che però riescono ben comprensibili anche a un lettore che non s’intenda particolarmente di musica. Forse i nomi dei personaggi sono un po’ troppo complicati, soprattutto all’inizio, ma si nota il desiderio dell’autrice di utilizzare una fonetica particolare e comunque strutturata, inoltre c’è un glossario finale che aiuta il lettore a districarsi.
Insomma, ‘Il Suono Sacro di Arjiam’ è un ottimo romanzo che consiglierei a tutti e che probabilmente, nelle mani di un grande editore, avrebbe potuto avere un grande successo, che sarebbe stato meritato.

Titolo: Il Suono Sacro di Arjiam
Autore: Daniela Lojarro
Editore: EdiGio’ 2009
Codice ISBN: 9788862052108