L’Ombra del Mondo: la Profezia dimenticata – Vittoria Sacco

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La profezia dimenticataLe Quattro Terre, territori legati ciascuno a un diverso elemento naturale (acqua, aria, terra e fuoco), sono cadute da molto tempo in disgrazia. L’antica dottrina che professava l’equilibrio dell’uomo con la natura è ritenuta dalla maggior parte della popolazione una semplice superstizione, mentre i governi in auge non riescono a contrastare l’azione criminale dell’Impalpabile, un’organizzazione crudele che dà la caccia ai pochi bambini ancora dotati di poteri magici legati agli elementi per plagiarli e usarli nella conquista delle Terre. Per contrastare l’Impalpabile è stata creata l’Alleanza del Mondo Parallelo (A.M.P.), che si batte per riportare in auge le dottrine dei saggi degli elementi e ritrovare l’equilibrio malgrado sia percepita dai civili come l’ennesima organizzazione criminale.
È in questo contesto che si svolge “L’Ombra del Mondo: la Profezia dimenticata”, romanzo d’esordio di Vittoria Sacco e primo volume di una trilogia ancora in fase di pubblicazione. L’idea di fondo, di associazioni clandestine che si battono per recuperare la stessa saggezza perduta con scopi però molto diversi, è un tema che può rivelarsi molto interessante, se ben approfondito. Leggendo, tuttavia, anche senza saperlo si potrebbe facilmente intuire che si tratta di un’opera prima, a causa di molte ingenuità che si riscontrano spesso nei romanzi di scrittori esordienti. Sono evidenti numerosi riferimenti ad altre opere – mi sono saltati all’occhio soprattutto i rimandi a “Avatar: la leggenda di Aang”, sia per la divisione dei territori che per diverse caratteristiche di un contesto apparentemente feudale/medievale con elementi più moderni, come le macchine da guerra, che ricordano quelle della Nazione del Fuoco – ma a prescindere dalla poca originalità la scelta di andare oltre alla classica lotta tra gli elementi poteva essere vincente e dare il la a un buon romanzo. Tuttavia, l’autrice sceglie di utilizzare lunghe digressioni sulla storia del mondo che ha creato e dei suoi personaggi, principali e non, in modo disorganizzato (spesso anche in mezzo alle scene d’azione, spezzando il ritmo degli avvenimenti), in diversi casi ripetitive, in altri contraddittorie. Avviene ad esempio per una dei due personaggi principali, Dunvel: l’autrice narra dettagliatamente il suo percorso nell’arco temporale che passa tra le sue apparizioni in scena, circa cinque anni, e un paio di capitoli dopo fa raccontare tutto da capo da un personaggio minore all’altro protagonista, Erwan, in maniera anche poco credibile (Erwan infatti è stato appena fatto prigioniero da Dunvel, perciò risulta poco credibile che un soldato si metta a raccontare nei dettagli la storia del suo comandante a un ostaggio di cui ancora non si conosce l’effettiva pericolosità). Anche le descrizioni degli personaggi sono lunghe, esageratamente minuziose e dettagliate, specie per quanto riguarda i molti cambi d’abito, che appesantiscono la lettura senza aggiungere informazioni davvero utili per la narrazione.
La pecca più fastidiosa però a mio parere sono i dialoghi: molto spesso sembra che i personaggi salgano su un palco a tenere comizi (secondo me una singola battuta di dialogo che occupa più due due pagine è veramente inaccettabile) o a recitare un monologo per loro stessi, più che parlare con una persona che hanno davanti; spesso viene utilizzato un lessico e delle espressioni non appropriati per il background dei personaggi in questione o il contesto in cui si muovono, rendendo il tutto molto artificioso. In generale rimane troppo presente l’autrice stessa e la sua volontà di mettere a disposizione dei lettori tutte le informazioni possibili che le sono venute in mente nella creazione del suo universo e dei personaggi, mentre un buon romanzo dovrebbe far dimenticare almeno temporaneamente a chi legge che dietro la vicenda narrata c’è uno scrittore.
Più che l’inesperienza dell’autrice, però, si avverte e si soffre la mancanza di un buon editing, perché il romanzo sembra ancora a uno stadio molto iniziale, oltre a presentare diversi refusi e agli errori di consecutio. L’autrice ha un buon vocabolario e una discreta proprietà di linguaggio, infatti, ma avrebbe tratto un vantaggio dall’aiuto di un editor che la aiutasse a rivedere gli errori più grossolani e a elevarsi a uno stile appropriato a un romanzo, mentre al momento le lunghe descrizioni e i modi un po’ isterici dei personaggi e le loro caratterizzazioni fanno sembrare quest’opera una lunga fanfiction. È un peccato, perché per quanto poco originale “La Profezia dimenticata” rimane un romanzo dal potenziale interessante, ma non riesce a risultare incisivo o scorrevole e a coinvolgere davvero il lettore nelle storie dei suoi protagonisti. Anche la scelta grafica di copertina mi sembra poco adatta al suo contenuto: il ritratto di Dunvel, con l’amuleto (che però non corrisponde alla descrizione nel romanzo), ricorda quasi un’icona religiosa, e non rimanda a nessuna caratteristica particolare di questo primo episodio, in cui i poteri della protagonista ancora non si esprimono pienamente, mentre ho visto la copertina del secondo volume e mi sembra già più adatta.

Titolo: L’Ombra del Mondo: la Profezia dimenticata
Autrice: Vittoria Sacco
Editore: De Ferrari, 2012
Codice ISBN: 8864053816

 

Le Guardiane – Isa Thid

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Le Guardiane di Isa Thid è un romanzo in cui sovrannaturale è talmente ben integrato con il naturale da far sfumare le differenze tra i due e si inserisce garbatamente nel filone urban fantasy del genere stregonesco.
Ed è appunto una magia naturale, concreta e in qualche modo realistica quella praticata dalla protagonista del romanzo, giovane strega Wicca la cui vita viene stravolta nel momento in cui si trasferisce in un nuovo appartamento. Il topos ‘scontato’ della casa infestata viene sfruttato in modo abbastanza inaspettato: lo spirito che abita l’appartamento di Amanda non è un fantasma o un poltergeist, bensì un elfo. Amanda si ritrova così suo malgrado coinvolta, insieme alla sua ragazza Ersilia, in una guerra tra due casate elfiche che le porterà lontane da casa, alla scoperta delle loro vere potenzialità.
La trama è semplice e lineare ma ben costruita, la narrazione è avvincente, il lettore rimane facilmente coinvolto dallo svolgersi degli eventi. Un piccolo pregio ulteriore è l’aver inserito una storia romantica già avviata mantenendola sullo sfondo degli eventi, senza appesantire la lettura. L’unico difetto di trama che sono riuscita a trovare è verso la fine: Amanda blocca un gruppo di nemici con i suoi poteri derivanti dall’acqua, ma non è molto credibile che in un intero drappello di elfi, ognuno con la sua affinità elementale, nessuno avesse lo stesso tipo di potere per almeno tentare di contrastarla. Per il resto, tutto scorre fluido e ogni turnover è ben giustificato, ogni azione ha una causa logica e un effetto coerente.
I personaggi sono credibili, con i loro pregi e i loro difetti. La protagonista, Amanda, riesce a mantenere lontano l”effetto antipatia’ che spesso possono suscitare le protagoniste femminili troppo caricate. Miro l’elfo, che poteva risultare un protagonista di difficile costruzione, è adorabile, molto umano pur essendo oltre l’umano. I comprimari sono tutti ben costruiti.
Lo stile è semplice ma mai troppo colloquiale, l’autrice ha un’ottima proprietà di linguaggio, non sfigura di fronte a più famosi autori stranieri. Ha inoltre la rara capacità di trattare temi che ancora sono considerati “delicati”, come l’amore omosessuale, con semplicità e senza cadere nel retorico.
I dettagli d’ambientazione, come le corti degli elfi, la lingua dei mutaforma e la magia delle streghe sono curati nel minimo dettaglio. L’unico momento in cui la narrazione risulta appesantita è quando vengono descritti, sin nei minimi dettagli, i procedimenti degli incantesimi, cosa che dà realsimo alla vicenda ma spezza la narrazione e alla lunga risulta un po’ noiosa. Un dettaglio particolarmente apprezzabile è l’aver ambientato gli eventi in Europa, tra l’Italia e i Carpazi, senza cercare per forza i nomi e i luoghi anglofoni che tanto vanno di moda. Sarebbe stato perfetto se anche gli elfi fossero stati ripresi dal folklore locale invece che da quello celtico, ma l’autrice si ispira alla cultura Wicca quindi la cosa non deve stupire più di tanto.
Due parole sulla “confezione” dell’ebook, che è molto curato, pochi refusi scappati alla revisione; peccato per la copertina, che è poco incisiva e non rappresenta il contenuto del romanzo (o meglio il romanzo spiega la copertina, mentre sarebbe meglio il contrario).
Per conlcudere, consiglio vivamente la lettura di “Le Guardiane” agli amanti dell’urban fantasy, a mio avviso è un romanzo che forse avrebbe meritato di essere più considerato.

Titolo: Le Guardiane
Autore: Isa Thid
Editore: Damster, 2013
Codice ISBN: : 9788868100339

Come si scrive un romanzo fantasy? – Parte III

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Ed ecco come promesso il terzo capitolo della serie. Abbiamo parlato a lungo di quali sono i primi passi da compiere per cominciare a scrivere il nostro romanzo fantasy. Giunti al terzo appuntamento, è giunta l’ora di approfondire la creazione del mondo!
E’ un passo molto importante, da non sottovalutare certo, ma senza attribuirgli una rilevanza eccessiva. Ogni buon romanzo fantasy necessita di un’ambientazione adeguata. Ma come fare a creare un intero mondo soltanto con l’ausilio della nostra fantasia? Fortunatamente esistono dei metodi per trovare le idee più azzeccate per noi e adattarle al nostro bisogno.

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Finisterra, Il risveglio degli Obliati – Xomegap

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20140327-163826.jpg‘Il risveglio degli Obliati’ è il secondo capitolo della saga fantasy targata XOMEGAP ambientata nell’approfonditamente costruito mondo di Finisterra. Il primo capitolo finiva bruscamente (proprio quando le cose si facevano interessanti, aggiungerei) e il secondo capitolo inizia nel vivo dell’azione.
Gli autori abbandonano lo stile didascalico e dispersivo che contraddistingue ‘Le sorgenti del Dumrak’ e la scelta si rivela vincente, provando tra l’altro la tesi che inserendo qui e lì spiegazioni brevi e cenni d’ambientazione senza interrompere l’azione, risulta tutto assolutamente ben comprensibile e molto più godibile, evitando l’effetto trattato/manuale di storia che invece si avvertiva nel precedente romanzo, dove le spiegazioni spezzettavano continuamente la narrazione.
Ho letto i due romanzi ben distanziati nel tempo, avevo dimenticato quasi tutti i dettagli d’ambientazione ma non ne ho risentito, aiutata anche dal glossario, necessario soprattutto durante la scena dell’assedio che, piena di personaggi dai nomi complicati, risulta piuttosto confusionaria. Ma superato quello scoglio la narrazione procede decisamente fluida, la proprietá di linguaggio rimane ottima e le differenze tra i vari scrittori sono meno marcate, facendo risultare il tutto più uniforme. Anche la scelta di far procedere la trama in modo più lineare, senza utilizzare troppi ‘flashback’ che creavano confusione di consecutio anche nei tempi verbali, paga. L’effetto è di un romanzo decisamente più curato e godibile sia stilisticamente che narrativamente.
La trama è decisamente interessante, le sorti dei personaggi non sono più legate alle logiche del ‘gruppo’ e si intrecciano in una serie incalzante di eventi e colpi di scena. Il lettore è accompagnato attraverso Finisterra in una serie di battaglie campali e diplomatiche volte alla sua conquista o ri-conquista. L’unica cosa che mi lascia perplessa è la seguente: visti gli enormi massacri descritti, perpetrati sia dall’esercito dei Guerrieri Dimenticati che da coloro che mirano a riportare il ‘giusto governo’ dell’Impero, ci si può chiedere come faccia Finisterra a non restare disabitata.
Anche le motivazioni che portano gli Eroi a muover guerra sembrano piuttosto deboli, se non si considera che, dopotutto, i più grandi massacri della storia dell’umanità sono stati compiuti per motivi di fede o vendette che una mente razionale definirebbe futili o inutili.
Il libro finisce lasciando sospesi i personaggi nel momento cruciale, ma senza dare al lettore la sensazione di aver interrotto qualcosa che aveva appena cominciato a diventare interessante, bensì nel momento giusto per creare un giusto senso di curiosità su ciò che seguirà dando comunque soddisfazione.
Anche la caratterizzazione dei protagonisti abbandona lo ‘stereotipo del loro ruolo’ e quelli che erano la Sacerdotessa, il Principe, il Soldato e via discorrendo diventano personaggi tridimensionali, con delle caratterizzazioni credibili, anche se non particolarmente complesse, che compiono azioni logiche. Al massimo il lettore si può chiedere come delle persone intelligenti possano essersi lasciate ingannare così facilmente da un complotto tanto palese come quello ordito nel primo romanzo (già era una domanda aleggiante, ora è martellante).
Insomma, ‘Il risveglio degli Obliati’ è un deciso complessivo miglioramento rispetto a ‘Le sorgenti del Dumrak’. In verità, continuo a pensare che se il primo fosse stato alleggerito da tutte le spiegazioni questi due romanzi avrebbero potuto diventare un unico libro un po’ più lungo ma decisamente appassionante, con una continuità meglio rispettata, che comunque si sarebbe concluso in mezzo all’azione, senza però lasciare l’amaro in bocca, semmai un senso di anticipazione.

Titolo: Finisterra – Il risveglio degli Obliati
Autore: Xomegap
Editore: Domino edizioni, 2013
Codice ISBN: :9788895883366

Ardit – Silvia Matricardi

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Ardit è un romanzo autopubblicato molto interessante, in equilibrio tra fantasy e fantascienza.
Posso affermare che per ora questa è la migliore autopubblicazione che mi sia finita tra le mani.
L’ambientazione all’inizio può sembrare strizzare l’occhio al più classico fantasy mitologico: la maggior parte dell’azione si svolge su Thera, mondo fantastico popolato prevalentemente da esseri umani, ad Ardit, cittá fortezza in cui un antico popolo morente, composto da esseri quasi divini, i Danui, si è arroccato a causa di un malvagio antagonista, il Maier.sil, che da secoli sta sistematicamente compiendo un genocidio.
Tutti gli aspetti culturali e storici del popolo Danui, degli esseri umani e successivamente del Maier.sil sono trattati in modo esaustivo, l’autrice inserisce magistralmente i dettagli nella narrazione senza risultare pesante e alcuni di questi dettagli danno all’ambientazione un sapore fantascientifico, tanto che il lettore non si stupisce più di tanto quando l’antica origine del popolo Danui si rivela essere su un pianeta diverso da Thera… Che poi si rivela essere il buon vecchio pianeta Terra.
La trama inizia ex abrupto: Aron, comandante in capo dell’esercito imperiale, scopre di essere un principe Danui cresciuto di nascosto tra gli umani e viene riportato al suo popolo, ad Ardit, senza che lui ancora ben si renda conto di cosa ciò comporti. Lì incontra Freia, suo amore giovanile, e scopre che la fanciulla è anche la Lampsi Litos di Ardit, la Gemma dai poteri enormi. Con l’aiuto di Ptharis, unico Anui (popolo che si stabilì su Thera e diede origine ai Danui) sopravvissuto, i due dovranno far fronte all’assedio del Maier.sil e cercare di salvare la fortezza e quindi il popolo Danui dall’estinzione. Le vicende sono appassionanti, narrate con un ritmo coinvolgente e con una ricchezza di dettagli notevole. Ardit è una storia corale, con molti personaggi, tutti ben caratterizzati e credibili, con i loro pregi e i loro difetti; anche i comprimari inseriti nella seconda metà del libro sono interessanti e fanno affezionare a sè il lettore. Il lato romantico della storia s’inserisce bene in un clima narrativo cupo e guerresco. La love story dei protagonisti è già consolidata, per cui il lettore si troverà sollevato da quel fardello narrativo, ma potrá comunque tifare per la riunificazione di Phtaris (certamente il personaggio più interessante del romanzo) e Zeria, o la nascita dell’amore tra Ramon e Ziga. Il capitolo dedicato al punto di vista del Maier.sil è uno dei più godibili del romanzo. Il finale non è una sorpresa, ma è molto arguto.
Il linguaggio utilizzato nel romanzo è piuttosto forbito e curato, come da tradizione dell’epica classica. È pregevole anche la ricerca di termini originali con una coerenza linguistica che rendono l’ambientazione ancora più realistica.
Ardit è un romanzo autoconclusivo, adatto a chi non voglia impegnarsi nella lettura dell’ennesima saga, e riesce a sfatare il mito del romanzo autopubblicato come prodotto dilettantistico: è una produzione molto interessante e curata nei dettagli.

Titolo: Ardit
Autore: Silvia Matricardi
Editore: Youcanprint
Codice ISBN: 9788867519484

La triologia di Lothar Basler, il sangue della terra – Marco Davide

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Copertina LOTHAR BASLER II DEFIl secondo episodio della Trilogia di Lothar Basler conduce il gruppo di personaggi conosciuti nel primo libro della saga in un viaggio per mare alla volta di Caeres, città di un Impero funestato dalla guerra. Lothar continua la sua caccia dell’acerrimo nemico Kurt Darheim, l’assassino di sua moglie fuggito oltre mare.
Oramai la vera natura di Lothar è stata rivelata: egli non è un comune essere umano, nelle sue vene scorre una potente forza magica che si manifesta nella forma di fiamme azzurre. La spada di Lothar è un veicolo per l’utilizzo di questo misterioso potere. Al suo fianco i compagni Mutio, oste di buon cuore, Moonz il mezzo orchetto dall’anima ferina, Rugni il nano burbero e misterioso, Thorval, impavido guerriero del nord.
L’ambientazione rimane sempre sui toni cupi del primo episodio e si arricchisce di una complessa situazione politica dell’Impero al di là del mare. I viaggiatori, dopo un pericoloso viaggio in mare, si ritrova invischiato nella lotta interna fra l’Impero e i ribelli che combattono in nome di una popolazione stremata. In questa situazione disperata, Lothar viene a conoscenza della sua reale identità: egli è un Figlio del Potere, erede di un antico popolo scomparso.
Lo stile di Marco Davide non delude le aspettative dopo un primo episodio di elevata qualità. La capacità evocativa della sua prosa, unita all’immagine di un mondo duro e crudele, contribuiscono a rendere il mondo in cui si muovono i personaggi realistico e persino inquietante. L’autore dimostra una spiccata conoscenza della storia, che abilmente rimaneggia per adattarla al suo mondo fantastico.
Il linguaggio utilizzato è volutamente grezzo, i personaggi parlano in modo gergale come ci si aspetterebbe da individui di estrazione popolare. In un mondo violento e sconvolto dalla guerra, questo è un ulteriore dettaglio di realismo molto azzeccato.
Come nel primo episodio, la magia è presente nel mondo, ma è una forza ormai rara e che difficilmente si manifesta positivamente. Come appropriato in un universo oscuro e disperato, le manifestazioni magiche hanno generalmente un lato terrificante. La teoria magica che sottende l’esistenza della magia si basa su una dicotomia di forze, il Mana e l’Entropia, in eterna contrapposizione. Lothar e Kurt non sono che una rappresentazione fisica di questa opposizione, che fondamentalmente mette in scena l’eterna lotta tra Bene e Male.
La trama è da subito molto coinvolgente. Ho apprezzato anche gli episodi secondari, che a mio avviso contribuiscono egregiamente a delineare l’ambientazione. Unico rammarico è che ancora una volta i personaggi non vengono delineati tutti con la stessa profondità. Ad apparire ancora centrali sono Lothar e Mutio, mentre agli altri è riservato un trattamento da comprimari di contorno.
L’impressione al termine della lettura è sicuramente positiva, ma rispetto al primo libro della trilogia, questo romanzo appare come una storia di transizione. In ogni caso ottima conferma per Marco Davide, che si rivela uno scrittore dotato di grandi capacità descrittive e di uno stile duttile che padroneggia alla perfezione per creare nella mente del lettore un complesso mosaico.
A mio parere, una trilogia viene meglio valutata nella sua interezza, ma questo è un giudizio che rimando alla recensione del terzo capitolo della saga.

Titolo: La Trilogia di Lothar Basler – Il Sangue della Terra
Autore: Marco Davide
Editore: Curcio 2008
Codice ISBN: 8895049403

La triologia di Lothar Basler, la lama del dolore – Marco Davide

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La lama del doloreQuesto è il primo capitolo della Trilogia di Lothar Basler. Nella sua struttura si presenta come un fantasy classico, ma che ben presto trascina il lettore in un universo cupo e disperato. I protagonisti non sono i classici eroi a cui ci ha abituato gran parte della letteratura del genere. Il loro eroismo si manifesta nell’affrontare tutte le minacce e i pericoli con la volontà di prevalere. La determinazione di non arrendersi e continuare a combattere le avversità fino all’ultimo, nonostante l’imparità delle forze che si scagliano contro di loro.
I personaggi principali sono ben caratterizzati, anche se i due che spiccano maggiormente sono Lothar Basler e Simone detto “Muzio”. Il primo, da cui la trilogia trae nome, è un uomo dal passato tragico. Un destino ineluttabile guida i suoi passi nella città di Lum, abbandonata anni prima in seguito alla tragica scomparsa della moglie. Le sorti di Lothar sono strettamente legate ad un passato che per molto tempo egli ha cercato di dimenticare, ma che non lo ha mai abbandonato veramente. Tornato in città, Lothar comprende ben presto che non si può sfuggire dal passato. Per lui è giunto il momento di affrontare i fantasmi da cui credeva di poter fuggire e tentare di ritrovare se stesso. Il carattere di Lothar è spesso cupo, è un uomo amareggiato che vede la vita con un forte senso di fatalismo, eppure a volte qualcosa della sua personalità passata riemerge, soprattutto grazie all’amicizia di Simone.
Mutio inizialmente sembra rappresentare un polo decisamente opposto rispetto a Lothar. E’ un uomo allegro, sempre pronto alla risata. Padrone di una taverna, “il Boccale del Gioco”, Simone trascorre un’esistenza felice assieme alla moglie. L’incontro con Lothar cambia profondamente la sua vita e tra i due nasce da subito un’amicizia solida. Con il procedere degli eventi, l’impressione che i due amici siano due poli opposti viene sfatata. In realtà Muzio e Lothar sarebbero potuti entrare l’uno nei panni dell’altro. La vita di Lothar avrebbe potuto essere simile a quella di Simone se la tragedia non lo avesse colpito. Nel profondo dell’anima, Muzio e Lothar sono affini, ed è la comprensione e l’affetto di Simone ad impedire all’amico di sprofondare nelle tenebre che attanagliano il suo animo.
Nonostante la ribalta sia occupata soprattutto da questi due personaggi, anche il resto dello strano gruppo che si viene a creare attorno a loro risulta interessante. Il guerriero nordico Thorval, con la sua ossessione per il combattimento, è un uomo schivo e di poche parole. Un vero figlio del nord, intende trovare lavoro come mercenario, seguendo la tradizione guerriera della propria gente. Il nano Rugni, sempre pronto alla rissa, dall’umorismo al vetriolo, sembra incasellarsi in uno stereotipo di nano già apparso altrove, ma subito da questo primo capitolo si caomprende che questo personaggio nasconde un passato misterioso: nulla è ciò che sembra. Infine il membro più strano della compagnia, il mezz’orco Moonz, reietto evitato da tutti, ben lontano dallo stereotipo dell’emarginato eroico. L’unica forza che sembra spingere avanti Moonz è l’istinto di autoconservazione. Nonostante si unisca al gruppo, rimane sempre e comunque una figura liminare, le cui motivazioni non divergono mai da un’istintività ferale.
L’ambientazione in cui si muovono i personaggi è una chiara trasfigurazione fantastica del mondo reale. Un continente un tempo unito sotto l’egida di un impero con capitale ad Amor (parallelo di Roma), ormai diviso e sconvolto da guerre di confine. L’aura di una gloria passata aleggia ancora sulle strade fangose, ma è una grandezza decaduta come le vie sconnesse che collegano le città. E’ un mondo duro e spietato, dove i pericoli abbondano e la lotta per la sopravvivenza infuria quotidianamente. Una forma di magia esiste nel mondo, ma è misteriosa e tutt’altro che mondana: spesso di rivela terrificante nelle sue manifestazioni.
La storia, sebbene si basi su un impianto piuttosto classico per il genere, presenta elementi di originalità da non sottovalutare. La commistione di fantasy e horror riesce alla perfezione nelle scene in cui il sovrannaturale invade la realtà. Le svolte nella storia non sono mai facilmente prevedibili e sottesi all’intera vicenda vi sono segreti non ancora rivelati che si dipaneranno nei capitoli successivi della trilogia.
Ho trovato la lettura di questo libro estremamente piacevole. Coinvolgente fin da subito per l’immedesimazione spontanea nei personaggi che genera nel lettore. I protagonisti sono alle prese con emozioni decisamente umane e credibili. Marco Davide in questo primo libro ha dato prova di una padronanza di linguaggio notevole, che però non appesantisce la lettura. Giunti alle ultime pagine, si rimane ansiosi di scoprire come proseguirà la vicenda. L’interesse per la storia si infiamma rapidamente sin dall’inizio e può essere saziato solo seguendo Lothar e i suoi compagni nelle loro terrificanti avventure.

Titolo: La Trilogia di Lothar Basler – La Lama del Dolore
Autore: Marco Davide
Editore: Curcio 2007
Codice ISBN: 8895049160

La terza via – Anna E. Colombo e Igor Comunale

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Lesangestvie: Questa settimana usciamo dal nostro usuale avvicendamento a tre autori per pubblicare una recensione del professor Davide Bigalli, ordinario di Storia della Filosofia presso l’Università degli Studi di Milano.

DB: Nel solco della tradizione del Fantasy dopo Tolkien, il romanzo steso a quattro mani da Colombo e Comunale propone il tema del viaggio come esperienza iniziatica, un viaggio che si muove in orizzontale come spostamento da un punto all’altro, come percorso, ma – ancor più – si rivela come processo di inabissamento da parte dei protagonisti nel proprio Io profondo, fino al momento del riconoscimento della propria natura, del proprio essere genuino.
L’elemento che di primo acchito colpisce il lettore è l’ambientazione del romanzo, collocato certo in quella ucronia medievale che, nella tradizione Fantasy, consente di coniugare spaesamento e riconoscimento di una realtà vicina, seppure passata, ancora viva nella memoria dell’Occidente (basti pensare alla produzione di Ursula K. Le Guin, per citare un esempio alto nella letteratura di oggi). Ma gli autori reduplicano l’effetto di spaesamento di cui si diceva e tolgono il momento rassicurante del ritrovarsi al postutto alle radici del nostro mondo, assumendo, come quadro delle vicende, un Giappone medievale, altrettanto ucronico e leggendario.
Qui si sviluppano e si intrecciano le storie della geisha Saori e della sua allieva Aiko, del ronin Shinichi e del vagabondo Takeshi (nel quale si può vedere una ulteriore incarnazione della figura del Trickster, del dio che si presenta sotto mentite spoglie e inganna i mortali – tra il burlone e colui che attraverso il paradosso addita ben più arcane verità). Ma il sottile gioco delle apparenze si moltiplica con la rivelazione della duplice natura di Saori e di Shinichi, che altro non sono se non spiriti che ricoprono la loro vera natura (drago Shinichi, volpe Saori) sotto sembianze umane, pronti ad abbandonarle allorché viene richiesta tutta la loro potenza.
È quindi una quête condotta da personaggi fuori dalla norma (il che vale anche per gli esseri umani: di Takeshi già si è detto, ma la stessa Aiko è priva della parola, quindi si presenta come una figura liminare, tramite di più mondi). Una ricerca che percorre un paesaggio infestato dalla presenza del male, lungo una curvatura tematica che dal ciclo arturiano (dalla leggenda del Re Pescatore) conduce al Sauron di Tolkien e alle angoscianti e rarefatte atmosfere della eliotiana Waste Land. Una terra sulla quale incombe la maledizione degli uomini ragno, che, senza l’intervento degli eroi del romanzo, voterebbero all’entropia il mondo.
Va ancora sottolineata la capacità visionaria della scrittura, con una sensibilità al gioco dei colori e al ruotare metamorfico dell’aspetto dei personaggi che tengono ben presente alcuni momenti alti della Graphic Novel e del Cartoon giapponesi: bene spesso la pagina sembra coinvolta in un rutilante movimento di forme sinuose e avvolgenti, alle quali si contrappongono pause di erotismo, dense di una perspicace analisi dell’animo femminile.
Un romanzo con una forte ambizione, quella di indicare al lettore la scoperta di quella terza via nella quale sola si può realizzare la “vita buona”: “È solo seguendo la via del cuore che il saggio vive felice. Ma chi segue la via della mente vive nel giusto. Puoi scegliere un sentiero, o cercare una terza via. Felice chi la trova, perché sarà felice vivendo nel giusto” (p. 97).

Titolo: La terza via
Autore: Anna E. Colombo e Igor Comunale
Editore: A.car Edizioni
Anno: 2011

Alice nel paese delle vaporità – Francesco Dimitri

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Ho scelto di cominciare la mia personale avventura su questo blog con un libro, che forse non ha bisogno di ulteriori recensioni. Molti blog e siti si sono già occupati di Alice nel Paese delle Vaporità e ho letto sia recensioni positive che negative.
Ma anche se è un libro piuttosto noto, volevo trovargli un posto nella Nicchia perché secondo me è stato un esperimento coraggioso: i libri steampunk di autori italiani sono davvero pochi.
Quindi, un plauso a Dimitri per la scelta del genere.
Un secondo plauso va al “packaging”: una copertina strepitosa con un’illustrazione suggestiva e un lettering accattivante.
Ho cominciato a leggere con una certa aspettativa, date queste premesse.
Nonostante la mia avversione all’idea che fosse l’ennesima reinterpretazione del romanzo di Carroll, l’inizio è abbastanza accattivante: un’antropologa con un carattere decisamente difficile decide di affrontare le terre sconosciute che circondano Londra, inquinate dalla Vaporità creata dalle macchine utilizzate nella grande città. La Vaporità causa sinestesia e allucinazioni per cui, all’inizio, Alice usa una “zavorra” per continuare a mantenere una prospettiva razionale del mondo.
Man mano che Alice si addentra nella Steamland, incontra personaggi più o meno ispirati a quelli di Carroll e vive avventure che diventano sempre più confuse man mano che il romanzo prosegue. Alcune di queste vicende a mio avviso sono esagerate e non particolarmente realistiche (l’assalto alla città soprattutto) ma sono una sostenitrice del fantastico perché, nel rispetto dell’intelligenza del lettore, l’autore può dettare alcune regole e l’espediente delle percezioni distorte aiuta a rendere credibili cose che potrebbero passare per semplici ingenuità narrative.
Il finale è abbastanza prevedibile, ma nella confusione è chiarissimo e tutto sommato interessante.
Anche lo stile diventa sempre più confuso, a volte troppo, ma io l’ho trovato piacevole ed adatto al tipo di storia narrata.
Una cosa che ho apprezzato è il non voler trattenere la violenza di certe scene, che a volte, forse, possono sembrare addirittura eccessive, ma preferisco questo tipo di narrazione alle spade che non si insanguinano mai e ai personaggi che, per strane ragioni, non hanno mai esperienze sessuali.

I personaggi sono Alice. Alice è IL personaggio, l’unica che viene realmente approfondita e sviscerata. La cosa ha un senso, perché tutti gli altri, anche quelli che sembrano più saggi di lei e le spiegano (in modo forse troppo accademico e paternalistico) le teorie filosofiche e psicologiche su cui si regge la Steamland, sono un frutto delle di lei percezioni. A volte sembra che queste creature siano appena pennellate su uno sfondo di vapore, cosa che mi ha innervosita, lo ammetto, perché apprezzo sempre la caratterizzazione dei personaggi e in questo senso il romanzo può sembrare carente. Ma a mente fredda, non lo è.
L’ambientazione è la cosa che più mi è piaciuta, sono rimasta intrigata dalla Steamland, dalla Vaporità, da Carne, Incanto e Sogno. Poteva forse esser sviluppata in modo più organico, ma l’ho davvero apprezzata e secondo me aveva delle possibilità che non sono state esplorate appieno.
Due parole, infine, sulla scelta di ispirarsi a Carroll. Non so se è stata una questione di marketing, per infilare il romanzo in un filone e incuriosire il lettore, fatto sta che secondo me, anche senza i riferimenti ai più noti romanzi inglesi, questo romanzo non sarebbe cambiato granché. Chesy ha ben poco del celeberrimo gatto, per dirne una. Poteva avere un altro nome e nessuno si sarebbe accorto del parallelismo.
La scelta coraggiosa del genere dunque è compensata da quella del parallelismo, che sembra quasi una rete di sicurezza, per non far passare in sordina un’opera che rischiava di spaventare il lettore. E considerato che di viaggi in terre allucinatorie la letteratura è piena, non c’era bisogno di scomodare Alice nel Paese delle Meraviglie per scrivere questo romanzo.

Insomma, io consiglio la lettura di Alice nel Paese delle Vaporità. E’ avvincente, ben scritto, con un’ambientazione particolare e onirica che, giunti alla fine, fa rimpiangere il mondo appena lasciato.

Titolo e autore: Alice nel paese delle vaporità, Francesco Dimitri
Editore e anno: Salani, 2010
ISBN: 9788862562423